Modelli di sviluppo

Di Giovanni Medioli

1-      2020

Azzurro Metallizzato               

APANSAONLINE- xx marzo 2020. Al via il salone auto di Ginevra, 19 nuovi modelli di PEV.

Al via stamattina il più importante appuntamento mondiale dell’anno (e forse della storia) per l’automobile. Dopo le recenti leggi che hanno bandito dalla maggior parte delle strade europee le auto a benzina e diesel e i veicoli per uso trasporto persone privato con una superficie superiore a due metri quadrati, tutte le case automobilistiche sopravvissute alla crisi energetico/ecologica del 2018 (19 quelle presenti al salone, assente solo la nord coreana Sole che sorge) hanno puntato su nuovi modelli di PEV (Personal Ecological Vehicle) coerenti con le normative restrittive adottate nella maggior parte del mondo sviluppato. I PEV sono dotati di motori elettrici o ibridi elettrici/metano/idrogeno a bassa potenza ed emissioni ridottissime. Che i modelli siano a sei, quattro, tre o due ruote, tutti occupano una minima superficie su strada. Dunque auto individuali a sviluppo verticale o al massimo con la possibilità di trasportare un passeggero (o in alternativa un bagaglio ridotto) oltre all’autista, a cui comunque viene richiesto sempre meno impegno personale per guidare. I PEV, infatti, sono integrati con sempre più sofisticati sistemi di sicurezza e di autoguida computerizzata oltre che collegati a un centro satellitare di navigazione precisissimo che, almeno in Europa, fa parte della rete di gestione dei flussi di traffico in grado di stabilire non solo i percorsi ottimali per arrivare da un punto all’altro di una città o da una città all’altra ma anche la tollerabilità dei livelli di emissione, l’accessibilità di una meta e il livello di priorità per cui si intraprende uno spostamento. A fianco dei PEV saranno esposti al salone i MEV (Multiple Ecological Veichle), veicoli per il trasporto di persone (minuibus e taxi), sempre più spesso ottimizzati per guida automatica senza operatore a bordo e i TEV (Transport Ecological Veichle) per il trasporto di cose, che nel 90% dei casi devono rispondere a normative che vietano espressamente la presenza di un operatore umano a bordo. È evidente che i nuovi veicoli, che stanno rapidamente sostituendo il vecchio parco vetture delle famiglie e delle imprese, richiedono un sistema di gestione del traffico che non è più sostenibile a livello municipale, ma che tende ad avere due gradi di controllo: regionale e continentale. Una questione politica e diplomatica complessa di cui si discuterà giovedì prossimo, sempre a Ginevra, nella riunione congiunta G 20, Ue, Nafta e Bafta che si terrà in proposito. (rpolint)

Verde fluo

APANSAONLINE- xx aprile 2020. Si moltiplicano le aziende LEC (Low Energy Consuming). E le persone che per andare al lavoro devono fare a piedi anche 20 piani tutti i giorni sono più di tutti gli italiani.

Anche la Demichals, colosso della chimica e della farmaceutica presente in 49 nazioni, ha deciso di seguire il protocollo LEC (Low Energy Consuming, basso consumo di energia) lanciato tre anni fa dalla coreana Samssungyong, leader mondiale dell’elettronica di consumo. Con questa adesione salgono a 69 le società quotate sul Worldaq (la borsa dove sono presenti le maggiori aziende multinazionali mondiali) che seguono le rigide regole previste dal LEC che a questo punto coinvolge nel mondo oltre 70 milioni di dipendenti delle società aderenti, più dell’intera popolazione italiana. Nel frattempo si moltiplicano le polemiche sull’uso (secondo alcune sigle sindacali “capzioso e strumentale”) delle norme previste dai protocolli LEC. Queste, infatti, anche se pensate per attuare un risparmio energetico e un minore impatto sull’ambiente, secondo la maggior parte dei sindacati «sono anche una scusa per aggirare le norme antidiscriminatorie in vigore e attuare un’indebita selezione del personale in base alle caratteristiche fisiche e all’età». Ricordiamo infatti che il LEC, fra le altre caratteristiche, prevede il divieto di utilizzare ascensori e scale mobili e costringe i dipendenti delle aziende aderenti (fra le quali pare possa a breve aggiungersi anche lo stesso mercato Worldaq) a intense attività fisiche non compatibili con andicap motori, disturbi cardiaci e circolatori, età avanzata oltre che per i fumatori e i sovrappeso. Secondo il segretario generale della Cgsl Giuliana Fanacci, capo della fazione sindacale anti LEC, si tratta «di un trucco meschino per aggirare le norme antidiscriminatorie vigenti in tutte le nazioni avanzate. L’aggravio dei carichi di lavoro richiesto viene gabellato come “costo ambientale” a carico dei dipendenti, le ore di attività fisica extra richieste non vengono retribuite, addirittura in alcuni casi sono spacciate come “benefit salutistico” da parte delle aziende! Ricordiamo che nella sola Italia i lavoratori interessati alle regole LEC sono già oltre 97 mila e che quasi in 10 mila sono stati costretti a dare le dimissioni perché non in grado di soddisfare i rigidi requisiti LEC».

«Si tratta di argomenti obsoleti, capziosi e reazionari», ha replicato Artemio Ludi, rappresentante in Italia della LECA (Associazione delle imprese che aderiscono al protocollo LEC) Vicepresidente di Confindustria con delega LEC e Amministratore Delegato della Hytouch sistemi Italia, «il sindacato ignora volutamente alcuni fatti evidenti, in primis quello che una corretta applicazione del protocollo porta a un incremento dei posti di lavoro, non a una loro contrazione. Oltre 20 mila delle persone che oggi in Italia lavorano secondo le norme LEC non sarebbero state assunte se le loro aziende non fossero LEC compliant».

«Secondo dato di fatto», ha proseguito Ludi, «chi lavora secondo le norme LEC si ammala di meno, vive di più e conserva più a lungo il posto: non è un’opinione, è quanto certificato dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Non esiste nessuna discriminazione: personalmente ho 79 anni, il mio ufficio è al 19° piano e tutte le mattine lo raggiungo a piedi, a mezzogiorno scendo a mangiare a pianterreno e risalgo a piedi al 19° alle due. Altro che emarginazione degli anziani!»

«Terzo punto», ha proseguito Ludi, «il protocollo prevede una serie di benefit per i lavoratori e le loro famiglie (oltre che per l’ambiente e la comunità) che il sindacato si ostina a non voler riconoscere: bici attrezzate gratuite, corsi di educazione fisica e alimentare, palestre e piscine nei luoghi di lavoro, mense gratuite di elevata qualità e visite dietologiche periodiche, vacanze pagate ai famigliari, un’estensione dei corsi di miglioramento fisico in località di vacanza a spese dell’azienda». «Nessuno», ha concluso Ludi, «è mai stato licenziato o allontanato contro la sua volontà a causa dei protocolli LEC. La questione delle scale riguarda solo chi fa lavori sedentari, da “colletto bianco”. Operai, artigiani, magazzinieri lavorano prevalentemente a livello suolo, dove è logico che stiano: non li abbiamo portati ai “piani alti” per furore ideologico. Certo, nessun ragioniere obeso può continuare a fare il suo lavoro contabile se non accetta di smettere di usare l’ascensore e di impegnarsi nel programma di miglioramento fisico. Ma se decide di non farlo ha due scelte: dimissioni incentivate o cambiare la sua mansione con una manuale, da svolgere al pianterreno. Apparentemente le aziende che optano per il protocollo fanno una scelta antieconomica: la spesa pro capite per dipendente è più elevata. Ma è più che compensata dall’aumento di produttività, di lealtà e di creatività dei dipendenti. Oltre, ovviamente, al calo delle spese per trasporti ed energia che il protocollo comporta». (rpolint)

Grigio catodico

APANSAONLINE- xx maggio 2020. Arriva la TV full Interactive: con un clic è possibile fare tutto senza muoversi dal divano del salotto. Ma naturalmente c’è chi contesta

Fare la spesa al supermercato o al negozio all’angolo (magari confrontando i prezzi con gli altri di zona e scegliendo le offerte migliori), andare in banca, dal medico, negli uffici, effettuare pagamenti, parlare con l’ente previdenziale che ci paga la pensione, chattare con amici e parenti in audiovideo, dettare lettere e documenti, addirittura andare dal parrucchiere o dal dentista senza muoversi dal divano di casa. Tutto questo era già possibile (o quasi) da anni per chi disponeva di un computer o di un tablet e delle capacità per utilizzarlo. Da oggi è possibile anche per gli anziani meno informatizzati, i cosiddetti “analfabeti digitali”, grazie alle nuove TvFI (full interactive), a un joystick e al programma ShoppingsofaTM realizzato da Mediastream con i contributi della Commissione Europea per l’inclusione digitale. Gianni Anselmo, Amministratore Delegato di Mediastream, durante la presentazione ufficiale del nuovo prodotto ha spiegato: «I nostri dimostratori arrivano a casa delle persone che acquistano una TvFI e sottoscrivono ShoppingsofaTM. Per un costo minimo installano l’apparecchio, verificano la connessione di rete, i protocolli di sicurezza e insegnano alle persone di casa come interagire con la “nuova” Tv. Per molti anziani o disabili costretti in casa significa tornare a vivere nel mondo e a una piena funzionalità sociale».

Il programma (l’unico interamente sviluppato in Italia da aziende italiane) è stato presentato ufficialmente oggi ed già disponibile in tutti i negozi di elettronica di consumo ed elettrodomestici. È stato scelto dalla Commissione Europea fra altri sette come il migliore sviluppato in base alle specifiche della direttiva 27/2018 per l’inclusione sociale degli anziani, delle categorie svantaggiate e il superamento del gap digitale. Già 17 dei 23 paesi dell’Unione hanno dichiarato di volerlo adottare, entro giugno saranno disponibili le versioni in cinque lingue oltre all’italiano (Tedesco, Inglese, Francese, Spagnolo, Polacco). Le versioni russa, greca, bulgara, serbo-croata, slovena, boema e slovacca saranno lanciate nei primi mesi del 2021. È allo studio una versione per le scuole che potrebbe essere disponibile dal prossimo anno scolastico. Anselmo ha dichiarato che le previsioni di vendita del programma sono di almeno 55 milioni di copie nelle prime sei lingue disponibili per il 2020 e di 200 milioni di copie vendute entro il 2025 in oltre 20 lingue.

Anselmo ha commentato: «Nessuna meraviglia che un software di questo tipo sia nato in Italia. Da quasi mezzo secolo siamo la nazione leader in Europa e nel mondo per lo sviluppo di intrattenimento e funzioni televisive. La creatività in questo settore è più sviluppata in Italia che in altre parti del mondo».

Numerosissimi gli attacchi al nuovo software e da più parti. Elettro Velluti, presidente della filiale italiana dell’EBCA (European Banking Clients Association) ha parlato di «truffa elettronica sovvenzionata. Gli utenti del nuovo sistema, chiaramente indifesi verso i sofisticati sistemi di marketing occulto insiti nelle transazioni online, sottoscriveranno senza saperlo decine di contratti capestro con società residenti in paesi improbabili, acquistando beni e servizi di cui non hanno bisogno e che non vogliono senza neppure accorgersene. La truffa più comune è spacciare come un pagamento singolo quello che in realtà è un RID, cioè un ordine continuativo di pagamento sulla carta di credito o il conto online. Invece di un singolo acquisto il consumatore si trova condannato a vita a pagare abbonamenti, rinnovi, riacquisti di cui neppure si accorge. La seconda truffa più comune, se non la prima, è la maggiorazione di prezzo dei beni più richiesti dal cliente grazie alla profilazione dei suoi comportamenti. Chi compera spesso zucchine le pagherà sempre più care perché il sistema è in grado di ricordare che lui compra sempre quel prodotto e aumentarne il prezzo in conseguenza».

Ciccio De Gabardina, segretario generale dell’UCR (Unione Consumo Responsabile) ha messo sotto accusa la partecipazione della Hyperbet (società inglese leader nelle scommesse e i giochi d’azzardo on line) el capitale della Mediastream, profetizzando «un incremento abnorme dei fenomeni di ludopatia in soggetti economicamente deboli e inconsapevoli. ShoppingsofaTM include infatti almeno dieci diverse forme digioco d’azzardo presentate agli utenti come innocui passatempi: e sono solo quelle che siamo stati in grado di individuare ad un’analisi della versione Beta del programma. Ciò rappresenta un comportamento moralmente inaccettabile. Non a caso si verifica nel paese che meno ha fatto per il regolamento di questi conflitti d’interessi, l’Italia».

Infine Giuseppina Garybaldi-Smith, portavoce del movimento Arancione per la Rivoluzione, ha posto l’accento sull’ «incremento incontrollabile delle spese mediche spinte dalla sostanziale immobilità a cui verrà condannata una fetta sempre più ampia della popolazione, quella degli anziani, che già consuma la maggior parte dei fondi destinati alla sanità pubblica. È immorale che venga finanziata con soldi dei cittadini una vera e propria spoliazione legalizzata alla categoria che già pesa di più sulle casse pubbliche con la rendita parassitaria delle pensioni». (rpolint)

Arancione per la Rivoluzione

APANSAONLINE- xx giugno 2020. Il movimento Arancione contro i privilegi delle categorie protette: nel programma l’abolizione delle pensioni e della sanità pubblica sovvenzionata, meno tasse per tutti

«Basta con le pensioni, via la sanità pubblica gratuita soprattutto agli anziani, parassiti della società che assorbono il 75% delle risorse pubbliche, pagano meno del 10% di tasse e contribuiscono alla creazione di ricchezza del paese per meno del 3%». Così Giuseppina Garybaldi-Smith, portavoce degli Arancioni per la Rivoluzione (AR), ha sintetizzato oggi a Torino il programma iperliberista del suo movimento in vista delle elezioni politiche del prossimo settembre. Naturalmente gli AR continuano anche a chiedere una riduzione delle imposte su cittadini che lavorano e imprese, affermando che «Un livello di tassazione sopportabile non dovrebbe raggiungere il 10%, invece supera il 35%» compromettendo, a suo dire, lo sviluppo economico della nazione e quello sociale delle persone. (rpolint)

2-      2029

Arancione per la Rivoluzione

APANET- xx aprile 2029. Il Movimento Arancione contro i privilegi delle categorie protette: nel programma l’abolizione dell’istruzione e dei trasporti pubblica , meno tasse per tutti

«Basta con la scuola pubblica, con i programmi formativi uguali per tutti, gratis o quasi. Basta con i privilegi di insegnanti che hanno il posto garantito a vita, un mese e mezzo di vacanze pagate, pochi obblighi di aggiornamento professionale e  una retribuzione che non è in alcun modo legata all’andamento della domanda e dell’offerta nel loro settore». Giuseppina Garybaldi-Smith, portavoce degli Arancioni per la Rivoluzione (AR), ha rinnovato oggi a Torino l’attacco del suo movimento alla scuola pubblica in vista delle elezioni politiche del prossimo giugno. Garybaldi-Smith ha anche ribadito che «occorre il coraggio di ripensare alle politiche di trasporto pubbliche sulla scia dei nuovi modelli di vita che ne hanno pesantemente modificato la domanda. Che senso ha continuare a far funzionare metropolitane che nessuno prende?». Ricordiamo che il Movimento Arancione ha ottenuto nelle precedenti elezioni politiche del 2026 il 26% dei suffragi elettorali alla Camera e il 24% al Senato, affermandosi come il secondo schieramento politico nel nostro paese. I sondaggi prevedono che possa essere il primo partito italiano dopo le prossime elezioni. Naturalmente Garybaldi-Smith continua anche a chiedere a nome di AR una riduzione delle imposte, affermando che «Un livello di tassazione sopportabile non dovrebbe superare il 13%, invece supera il 25%» compromettendo, a suo dire, lo sviluppo economico della nazione e quello sociale delle persone. (rpolint)

Grigio catodico

APANET- xx maggio 2029. Adesso la Tv è in grado di certificare la morte delle persone, aprire la successione, avvertire i parenti e provvedere alle inumazioni.

Niente più anziani abbandonati in casa la cui morte viene scoperta con mesi di ritardo, niente più truffe elettorali e commerciali a spese dei defunti non dichiarati e dei loro eredi. D’ora in poi l’esistenza in vita degli over 75 che usufruiscono dei programmi LivingsofaTM di assistenza medica attraverso la rete potrà essere certificata direttamente dal televisore di casa attraverso la app Gonemonitor TM di Mediastream. Le funzioni vitali dell’anziano saranno tenute costantemente sotto controllo dall’applicazione, che si presenta come una semplice estensione dei programmi di monitoraggio medico (Medimonitor℗℠ e Whatsupdoc!TM ) già presente nei pacchetti di servizi della stragrande maggioranza dei LivingsofaTM in circolazione. Con un costo di soli 3,75 euro all’anno l’applicazione permetterà dunque di sapere ai famigliari, alla banca, all’anagrafe, all’erario e agli enti previdenziali se gli anziani sono vivi o meno. Nel caso sopravvenga il decesso, entro le 24 ore successive l’applicazione avverte tutte le persone interessate, è in grado di rilasciare una certificazione valida per il disbrigo di tutte le pratiche burocratiche, avvia l’apertura della successione e, nel caso siano state impartite istruzioni in quel senso, anche di provvedere all’inumazione e alle onoranze funebri. Le persone interessate dalla novità sono circa 12 milioni, ovvero il 79% degli over 75 italiani e il 92% dei pensionati monoreddito. Secondo Gianni Anselmo, Presidente di Mediastream e segretario del partito Conservariformista (attualmente di maggioranza relativa, dato per sfavorito alle prossime elezioni) «è essenziale che la decisione di attivare questa app non venga lasciata agli anziani, che per scaramanzia o incuria tendono a non farlo. Sono i loro stakeholder (istituzioni economiche ed eredi) che devono essere in grado di prendere la decisone anche contro la loro volontà ma a loro vantaggio».

Giuseppina Garybaldi-Smith, portavoce degli Arancioni per la Rivoluzione (AR), il partito sfidante (e favorito), ha commentato «Naturalmente è ridicolo che adesso Mediastream e i Conservariformisti, che tanto hanno fatto per portare alla morte prematura dei baby boomer italiani inchiodandoli sul divano di casa, ne vogliano anche certificare il decesso. C’è anche un chiaro conflitto di interessi fra questa nuova funzione e il recente scandalo delle manipolazioni elettorali dei  Conservariformisti, che facevano votare per loro attraverso la Tv anche persone decedute. Vigileremo molto attentamente sull’applicazione corretta di questa nuova funzione. È ovvio che temiamo brogli. La specialità, se non il marchio di fabbrica, dei nostri avversari». (rpolint)

Verde Fluo

APANET- xx giugno 2029. Anche IKEA cede: adesso aziende e negozi sono tutti LEC. Scale mobili e ascensori vietati agli impiegati e ai clienti. La bici diventa il mezzo di trasporto più diffuso al mondo.

Alla fine anche IKEA, l’unico colosso della distribuzione mondiale a resistere fino a quest’anno, ha dovuto cedere. Dal prossimo settembre tutti i suoi magazzini, in tutto il mondo, dovranno abolire scale mobili e ascensori per aderire al prot LEC (Low Energy Consuming). I clienti dovranno salire le scale a piedi così come i dipendenti (già di fatto LEC compliant da quattro anni), rivoluzionata la logistica di tutti i negozi che devono organizzare la consegna della merce (mobili componibili compresi) a pianterreno e non più al primo piano. Scompare così anche l’attrazione delle scale mobili fra un piano e l’altro che spingeva molti genitori a portare i bambini all’IKEA per vederle, visto che erano le uniche rimaste in circolazione in moltissimi paesi. Naturalmente rimangono gli elevatori interni per lo spostamento della merce pesante fra i piani, mentre l’accessibilità “drive in” per i clienti  PEV (cioè veicolintegrati) è già garantita con rampe elicoidali e con una ristrutturazione delle ex aree parcheggio. Con la “resa” di IKEA, di fatto l’adesione ai protocolli LEC è diventato un requisito essenziale per le aziende industriali, commerciali o di servizi per poter assumere personale, e per il personale per poter essere assunto. Chiunque non sia LEC compliant (per esempio a causa di menomazioni fisiche) deve necessariamente lavorare in forma autonoma o come consulente. Anche per questo (ricordiamo che il protocollo LEC impone a ogni dipendente un certo numero di chilometri percorsi in bicicletta ogni anno) è sempre più vero che le biciclette sono ormai il mezzo di trasporto più largamente diffuso al mondo, in Europa in associazione con il treno per gli spostamenti di medio-lungo raggio. (rpolint)

Azzurro Metallizzato

APANET- xx luglio 2029. Adesso i PEV funzionano con l’energia elettrica prodotta dal cervello dei veicolintegrati. “Ma non siamo cyborg” protesta il Presidente Colliniero 

Prosegue l’integrazione neurologica fra le “ex” automobili e i loro guidatori, peraltro sempre più connessi alla rete. Dopo la scomparsa dei comandi manuali dei PEV, avvenuta a partire da cinque anni fa, le interfacce sempre più sofisticate fra componente umana e sistema di controllo del veicolo permettono di fornire ai motori energia elettrica prodotta direttamente dal sistema nervoso della componente umana del sistema veicolintegrato. Scompare così anche la necessità di fornire carburante o elettricità eteroprodotta: basta che la componente umana si alimenti e il veicolo può funzionare. Il sogno di una mobilità completamente sganciata dalle fonti energetiche fossili si è finalmente avverato. «In pratica», ha dichiarato Adele Colliniero, Presidente dell’AssPEV (l’associazione dei veicolintegrati), «è come se avessimo reso reale la vecchia barzelletta dell’automobile che va a pastasciutta. Molti di noi non “smontano” più dal supporto veicolare neppure per dormire o per andare in bagno: da anni abitiamo in case che ci permettono di circolare al loro interno con il PEV. Qualche miglioria sotto l’aspetto riproduttivo, e potremmo dire di aver completato un processo di simbiosi impensabile solo dieci anni fa. È sempre più chiaro che ci stiamo integrando in maniera completa con i nostri supporti veicolari, permettendoci di superare situazioni di andicap fisico che ci renderebbero altrimenti “persone inutili” in questa società dove l’efficienza atletica è diventato un requisito essenziale anche solo per essere assunti in fabbrica, in ufficio o per entrare in un negozio».

«Attenzione però», ha proseguito Colliniero, «a non attuare nuove forme di discriminazione o repressione nei nostri confronti. Anche se viviamo sempre di più in simbiosi con i nostri veicoli, rimaniamo pur sempre esseri umani. Questo siamo, non altro. Guai a considerarci inferiori, diversi, “strani”. Per questo non accettiamo l’etichetta di “cyborg” che vorrebbe appiccicarci il nuovo partito al potere. Siamo sei milioni in Italia, quasi il 10% dei cittadini: il nostro schieramento politico può fare la differenza. Siamo molto preoccupati dal fatto che in Italia, più che in altre nazioni, la differenza venga fatta rimarcare pesantemente e costantemente. Un retaggio culturale di arretratezza e ignoranza che ci preoccupa moltissimo». (rpolint)

3-2038

Azzurro Metallizzato

PEVNET – xx agosto 2038. «Siamo umani di proprietà di noi stessi, non delle cose altrui. La loro idea di supremazia di razza è nazista»: così Colliniero risponde alle provocazioni di AR e di Garybaldi-Smith

«Sono dieci anni che lo ripetiamo: rifiutiamo l’etichetta di cyborg. Malgrado la nostra simbiosi con le macchine non siamo meno umani dei “superiori” superpalestrati del Presidente Garybaldi-Smith. Quella che è stata perpetrata a Genova dai fanatici di AR è una strage, non una “demolizione”. Come tale va giudicata e punita. Le nostre case NON sono garage. Siamo esseri umani, di proprietà di noi stessi, non delle cose di proprietà altrui! Le distinzioni poste da AR sono un’inaccettabile forma di razzismo, la più grave deriva ideologica che si registri in Europa dopo la fine della Seconda Guerra mondiale e del nazismo, a cui AR, malgrado tutte le sue pretese ecologico-libertarie, decisamente si rifà. Con l’aggravante che nemmeno il nazismo prevedeva lo status di cose per una categoria di cittadini».

Con questa presa di posizione inequivocabile Adele Colliniero, Presidente di PEVinsiem, il movimento unitario dei veicolintegrati, ha risposto alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppina Garybaldi-Smith, leader del partito Arancione per la Rivoluzione (AR), che aveva ribadito la tesi che i veicolintegrati sarebbero oggetti, non persone, e come tali non dovrebbero godere dei diritti civili fra cui quello di voto, il diritto di proprietà, il diritto all’inviolabilità della persona anche in relazione ai disordini avvenuti tre giorni fa a Genova. Ricordiamo che a Genova, in seguito all’investimento accidentale di un ciclista da parte di un veicolintegrato avvenuto sulla sopraelevata a livello di Piazza Caricamento (il ciclista si trovava indebitamente sulla corsia veloce in direzione Ponente, riservata ai veicolintegrati e ai veicoli da carico. Ha comunque riportato solo lievi contusioni), un gruppo di militanti di AR, definiti dal PEVinsiem “fondamentalisti fanatici”, ha attuato un attacco armato a veicolintegrati nelle loro abitazioni nella zona di Albaro all’urlo di «Smantelliamoli!». Ricordiamo che due veicolintegrati sono stati uccisi, uno è in coma, almeno altri cinque sono stati danneggiati. Uno degli assalitori (erano almeno una ventina) è stato seriamente ferito e, ironia della sorte, rischia di perdere una gamba. Il che lo costringerebbe probabilmente a diventare a sua volta un veicolintegrato. Il militante di AR ferito, CZ di 29 anni, dipendente della compagnia portuale del capoluogo ligure, ha dichiarato «piuttosto mi suicido» ed è attualmente piantonato all’Ospedale Gaslini per evitare atti inconsulti. (Ford HW445Z)

Verde Fluo

LECNEWS, xx settembre 2038. I protocolli LEC hanno abolito gli ascensori fisici ma rimesso in moto quello sociale. Chi è in forma fisica arriva facilmente ai piani più alti, anche se ha iniziato come operaio.

«Nel 2010 gli operai o i figli di operai che arrivavano a diventare Amministratori Delegati o Direttori Generali di grandi imprese in Italia erano meno di uno su diecimila. Oggi sono almeno l’85% dei vertici aziendali grazie all’adozione dei protocolli LEC che hanno completamente rivoluzionato la base sociale del lavoro in questo paese realizzando, finalmente, una vera equità sociale che offre pari opportunità per tutti». Questo ha affermato il Presidente del Consiglio e leader del partito Arancione per la Rivoluzione (AR) Giuseppina Garybaldi-Smith in occasione del LEC Day di quest’anno, nel corso del quale il Presidente di Confindustria e ministro del Lavoro Artemio Ludi ha presentato la ricerca Worldstat intitolata 20 anni di LEC. Effetti sociali, ambientali, industriali del nuovo modo di concepire il mondo.

Ludi, illustrando i dati cruciali della ricerca (effettuata quest’anno in tutti i paesi Ocse) ha sottolineato come «I protocolli LEC hanno comportato un nuovo paradigma sociale e produttivo, mettendo al centro l’uomo nell’interezza delle sue capacità fisiche e mentali, non solo alcune delle sue funzioni. Finalmente corpo e mente hanno trovato una sana coniugazione, il mens sana in corpore sano di Giovenale dopo quasi 17 secoli non è più un’utopia, un wishful thinking, ma una realtà tangibile».     

Una realtà che si misura in effetti sociali chiarissimi, secondo la ricerca 20 anni di LEC.

Primo risultato, con l’applicazione del protocollo LEC le aziende diventano realmente “piatte” e stanno ormai rigettando la differenziazione classica fra “colletti bianchi” e “colletti blu”. Le mansioni di concetto e quelle operative vengono svolte contemporaneamente dalle stesse persone che, a seconda delle esigenze dell’azienda, possono occuparsi di contabilità oggi e domani lavorare alle presse o ai synthoplotter, tutti insieme e a turno svolgono le mansioni di servizio dai turni di lavoro alle mense e all’ufficio approvvigionamenti al lavoro negli orti aziendali, dalla manutenzione e pulizia fino al lavoro di segreteria, sicurezza e la gestione di magazzino. Ogni dipendente finisce per conoscere il funzionamento di tutta l’azienda e non solo di un suo aspetto limitato.

Secondo risultato: i “gradi di separazione” e di riporto fra il fattorino neoassunto e l’Amministratore Delegato nelle aziende LEC sono al massimo quattro o cinque, quando in quelle tradizionali potevano arrivare anche a 20 o 30. Un accorciamento di catena che non rende solo molto più agile e reattiva l’azienda ma permette effettivamente una rotazione di ruoli impensabile solo 15 anni fa.

Terzo risultato: nuove persone per una nuova idea di produzione. La perfezione fisica non è più un’utopia o un benefit, ma addirittura un requisito. Tutti si spostano in bicicletta, e questo ha portato a ridisegnare le città e le abitudini di consumo delle persone. Nessuno occupa più una postazione fissa, tutte le scrivanie e quasi tutte le postazioni di lavoro sono mobili. Gli strumenti di lavoro, a partire dai computer per arrivare ai plotter, se possibile sono trasportabili, arrotolabili, fungibili. I vertici stanno ai piani più alti dei palazzi aziendali, ma devono salirci a piedi: questo porta a non costruire più edifici alti più di 20 piani (e a smantellare quelli più alti che esistevano già) ma neppure più bassi. Presidente, Amministratore Delegato e  Direttore Generale devono avere buone gambe, chi vuole parlare con loro anche. Sempre più spesso i vertici vengono dalla base, non da una categoria di intellettuali autoreferenziali formata a parte e alla quale si accede per cooptazione e non per merito. I capi sono nominati dalla base, la base si confronta quotidianamente con i capi: le organizzazioni sono sempre meno coacervi di competenze, volontà e culture inconciliabili e sempre di più un organismo coeso formato di cellule complementari. Sempre più spesso gli operai iniziano a lavorare molto giovani continuando nel frattempo a studiare fino a raggiungere la laurea e specializzazioni post laurea, sia perché le competenze richieste a un operaio sono sempre più sofisticate sia perché le possibilità effettive di crescita e di carriera sono sempre più impellenti e reali. In azienda esistono ancora le specializzazioni, ma non sono torri di cristallo. Sono specializzazioni olistiche calate in meccanismi creati per funzionare in maniera armoniosa.

Quarto risultato: Non contano più le differenze di sesso, di età, di orientamento sessuale, culturali, di religione. Conta il fatto di essere multitasking e in forma, di essere capaci di formulare e raggiungere obiettivi che non sono calati dall’alto ma che ogni lavoratore può darsi da solo, decidendo su quale puntare a seconda dell’umore, del momento e delle propensioni.

  • Con la scomparsa della mansione unica ripetitiva è scomparsa l’alienazione. Con aziende sempre più coese e personalizzate cadono il familismo, il nepotismo, le cordate di potere: l’azienda non è più contraria ad assumere marito e moglie insieme, al contrario può essere uno stimolo, un incentivo.
  • Ma sempre più spesso le persone che entrano in azienda risolvono le esigenze affettive, famigliari, sessuali dentro l’azienda stessa e negli orari di lavoro, senza più il bisogno di crearsi una famiglia tradizionale. L’azienda accetta e sprona a sperimentare diverse soluzioni. Chi è bisessuale e disponibile di solito fa più facilmente carriera perché intrattiene relazioni affettive con il massimo numero di persone in azienda. Chi invece non da relazione o tende a comportarsi in maniera scorretta nei contatti interpersonali, non importa se omo o etero, carriera la fa meno facilmente perché più persone hanno di lui/lei un giudizio negativo, nutrono risentimenti. L’evoluzione della morale corrente alla luce di queste considerazioni è sempre più evidente e marcata.
  • Scompare l’idea di orario di lavoro (e dunque di straordinario ma anche di tempo libero) perché la gestione del tempo in azienda è in gran parte demandata al lavoratore stesso che può interrompere una mansione quando comincia trovarla noiosa e ripetitiva e dedicarsi ad altro, passatempi e relax compresi, tenendo sempre presente l’obiettivo finale che è quello di fornire determinate prestazioni, ma anche con lo stimolo a superare i propri limiti e lo sprone di fare meglio degli altri.
  • Aumenta il numero di lavoratori che non vuole andare in pensione ma riesce a prolungare l’età lavorativa ben oltre i 75 anni previsti per la pensione di vecchiaia.
  • Si moltiplicano le aziende a ciclo di vita completo in cui il lavoratore vive fisicamente dentro l’azienda e non se ne allontana se non per motivi di lavoro.
  • In Italia la produttività media per dipendente è più che quintuplicata rispetto al 2010, nel mondo è mediamente triplicata.

Conclusione: la netta superiorità del protocollo LEC su tutti i sistemi di produzione del passato è lampante e innegabile. Il fatto che non proprio tutte le persone riescano a essere compatibili con il protocollo è un difetto che probabilmente il sistema riuscirà a superare nei prossimi anni con la sempre maggiore applicazione e l’evoluzione del protocollo stesso. Indubbiamente occorre un ripensamento strutturale per l’inclusione degli andicappati o dei fisicamente sottodotati, oggi spesso spinti verso il modello perdente dei veicolintegrati da ragioni ideologiche: sostengono di sentirsi discriminati rispetto a chi rientra a pieno titolo nel protocollo LEC. Ma in realtà sono loro stessi che si discriminano non accettando il protocollo: certo, non potrebbero pretendere di avere lo stesso status di chi è fisicamente perfetto, ma il protocollo prevede espressamente un “livello B” in cui potrebbero sviluppare le loro potenzialità secondo le loro capacità. Ma questa per loro è discriminazione…

Anche se il tasso di suicidi fra i lavoratori che non riescono a integrarsi nel protocollo (per esempio chi subisce menomazioni, gli anziani che devono andare in pensione, chi si ammala gravemente, eccetera) per quest’anno non accenna a diminuire, gli estensori dello studio ritengono che le percentuali attuali (4,67% all’anno i tentati suicidi fra i lavoratori a livello globale, 5,38% in Italia. Rispettivamente 4,11% e 4,99% le percentuali annuali dei suicidi riusciti. Rilevazioni OMS 2037) siano destinate a calare. Se non altro perché con questi ritmi di sfoltimento la quantità di depressi in circolazione nelle aziende tenderà rapidamente a esaurirsi.

A chi sostiene che queste percentuali sono mostruose bisogna sempre ricordare che fra chi si attiene al protocollo, complessivamente, cause di morte come infarto, ictus, tumori negli ultimi 20 anni sono calate di oltre il 35% (sempre dati OMS), il tasso di queste malattie è calato del 29%, la vita media attesa si è allungata di 8 anni per gli uomini e 9 per le donne, che l’età media di cessazione delle attività lavorative è passata dai 65 ai 79 anni per gli uomini e dai 63 agli 83 per le donne.

«Il saldo umano del protocollo LEC è ampiamente positivo», ha ribadito Artemio Ludi, «anche se si accetta la tesi – che noi rigettiamo – che i suicidi siano in qualche modo conseguenza del protocollo stesso. In ogni caso le vite salvate superano abbondantemente quelle perse, senza dimenticare la rivoluzione verde che la LEC ha comportato e il miglioramento globale dell’ambiente. Visto che oltre alle vite stiamo salvando anche posti di lavoro, riteniamo di essere dei benefattori dell’umanità. Chi ci accusa del contrario mente sapendo di mentire». (CENTRUFFST)

Grigio catodico

APANETITA, xx ottobre 2038.  Dopo 40 anni tornano a calare i pensionati, entro 24 mesi esaurito l’effetto baby boom. Diminuiscono anche gli anziani soli davanti alla TV: «Un nostro successo», afferma il Premier

Dopo aver toccato l’anno scorso il numero record di 16,2 milioni (pari al 27% della popolazione) cala abbastanza bruscamente il numero dei pensionati in Italia: saranno probabilmente poco più di 15,6 milioni a fine anno (il 26% della popolazione) con un calo del 3,7%. Tre le cause di questa marcata contrazione secondo l’Istat, che ha diffuso oggi il dato: primo, la sempre maggior diffusione del protocollo LEC che spinge molti anziani a non chiedere il pensionamento anche oltre l’età prevista per la pensione di vecchiaia. Sempre più spesso chi lavora come dipendente non lascia più il posto a 75 anni ma continua a recarsi in ufficio o in fabbrica. Secondo: l’incremento del numero dei suicidi di anziani che non sono in grado di continuare a lavorare oltre i 75 anni: nel 2037 ha superato il 10% del totale degli ultra75 enni. Terzo: si sta esaurendo l’impatto demografico dei baby boomer, gli esponenti delle “affollatissime” generazioni dei nati fra il 1945 e il 1964 che dall’anno prossimo avranno tutti superato i 75 anni, cioè l’età della pensione di vecchiaia. Entro due anni, strutturalmente, il numero dei nuovi pensionati non potrà che calare anno dopo anno per il minor numero di nati in Italia dal 1965 in poi.

Erano circa 40 anni che nel nostro paese non si registrava una contrazione netta del numero complessivo dei pensionati, anche se le successive riforme del regime pensionistico in senso restrittivo che si sono succedute dal 2011 a oggi avevano già rallentato il ritmo di crescita malgrado il progressivo invecchiamento dei baby boomer. In parallelo al calo del numero complessivo dei pensionati si contrae anche il numero dei divanodipendenti, le persone, prevalentemente anziani pensionati, che si chiudono in casa e comunicano con il mondo solo attraverso la televisione grazie a programmi come Livingsofa™ della Mediastream (la società dell’ex premier Gianni Anselmo) senza più uscire di casa. Erano poco più di 10 milioni alla fine del 2030, secondo l’Istat saranno poco meno di 9 milioni a fine 2038 (-11% in otto anni).  «Questo testimonia la bontà delle nostre politiche», ha dichiarato il Presidente del Consiglio e leader del partito Arancione per la Rivoluzione (AR) Giuseppina Garybaldi-Smith, da sempre fiera oppositrice dei divanodipendenti, «In otto anni siamo riusciti a passare da una delle prime posizioni in Europa per numero di divanodipendenti a una delle ultime grazie anche agli sforzi fatti per riportare fuori di casa gli anziani, per ridurre il numero dei pensionati a carico della collettività e la spesa sanitaria dovuta alla loro immobilità, all’assenza di esercizio fisico, a un uso distorsivo e improprio della rete e delle possibilità che offre».

In una nota il partito Conservariformista (all’opposizione), di cui l’ex premier Anselmo è stato a lungo il capo, ha dichiarato che «l’unica ragione per cui cala il numero dei pensionati assistiti attraverso forme remote di welfare è la politica dissennata del Governo che, con un taglio bieco e indiscriminato dei servizi e delle prestazioni previdenziali, ne spinge sempre di più alla disperazione e alla tomba, che si suicidino o meno». (REDPOLINT)

Arancione per la rivoluzione

GOVItNet, novembre 2038. La Camera approva la legge di stabilità 2039. Il Premier annuncia «equità fiscale finalmente raggiunta»

In occasione dell’approvazione della legge di stabilità 2039 avvenuta stamattina alla Camera dei Deputati con 160 voti a favore, 25 contrati e 15 astenuti, il Presidente del Consiglio e capo della coalizione di maggioranza Giuseppina Garybaldi-Smith ha dichiarato che «Dopo lunghi anni di lotte e resistenze abbiamo finalmente conseguito il nostro obiettivo di sempre: quello di un livello di tassazione sopportabile per il paese che sia di stimolo e non d’intralcio all’economia con un’equa pressione fiscale al 19% che non mancherà di stimolare lo sviluppo economico della nazione e quello sociale delle persone». (PRESCONS)

 

5-2040

Azzurro metallizzato

APANET CH, xx dicembre 2040. I veicolintegrati italiani chiedono l’intervento dell’Onu per la difesa dei loro diritti. Ma nel frattempo comprano anche dall’industria modelli più adatti alla guerriglia urbana.

In Italia, dopo i fatti ottobre (almeno 1.200 veicolintegrati – o VINT – smantellati da estremisti di AR, Il partito al governo di ispirazione LEC integralista. Circa 160 persone in simbiosi con i veicoli sono state uccise negli incidenti) Adele Colliniero, Presidente di FreePEV, il movimento unitario dei VINT Italiani (dichiarato fuorilegge dal Governo la scorsa settimana) ha chiesto l’intervento dell’Onu contro l’Italia e il governo Garybaldi-Smith per la politica di repressione dei diritti dei simbionti automobilistici.

Il segretario dell’Onu Arnaldo Quarti-Possenti, cittadino della Confederazione Elvetica, ha dichiarato pubblicamente di monitorare la situazione con «molta attenzione» e di essere pronto all’intervento se il conflitto dovesse peggiorare. Le sue dichiarazioni hanno ovviamente suscitato una reazione da parte del Presidente del Consiglio italiano Garybaldi-Smith, la quale tuttavia ha usato toni insolitamente pacati, visto il personaggio, per replicare: «Non ci fa certo paura l’Onu», ha detto, «quel cretino di Quarti-Possenti sa meglio di me che per poter intervenire deve avere un voto unanime da parte del Consiglio di Sicurezza, altrimenti non può ordinare ai caschi blu di venire qui a rompere le palle. Ora, caso vuole che del Consiglio facciamo parte anche noi. E posso rivelarle in tutta confidenza che non credo proprio che voteremmo in favore di una delibera che preveda un intervento militare contro di noi…».

Ma Garybaldi-Smith non può ignorare la netta debolezza della sua posizione. L’Italia non è infatti un membro permanente del Consiglio di Sicurezza Onu, e il mandato che le conferisce il seggio temporaneo scade fra tre settimane. Visto che fra i membri del prossimo Consiglio (USA, Giappone, Cina, Germania, Russia, Corea, Brasile, India, Sud Africa, Kazakistan, Ghana) non c’è neanche un alleato dell’attuale governo Italiano, le probabilità che venga deliberato un intervento sono in realtà molto elevate, soprattutto perché nel Consiglio siedono le nazioni che rappresentano il 100% della produzione automobilistica mondiale, che ovviamente è schierata in maniera compatta in favore dei diritti dei VINT.

Anche sotto altri profili il Governo italiano sta correndo rischi rilevanti. Infatti le banche (comprese quelle elvetiche) hanno rigettato la tesi che i VINT non siano persone e non possano avere proprietà: dunque nessun blocco dei loro fondi né possibilità di imporre altre tasse sui loro redditi e beni. Il procedimento di infrazione dei diritti civili e dei diritti umani aperto dall’Unione Europea verso il Governo italiano rischia invece di portare a ritorsioni commerciali molto pesanti. Nel frattempo l’aspetto logistico-militare potrebbe rivelarsi un’altra trappola: i circa sei milioni di VINT italiani hanno iniziato a blindare le loro abitazioni-garage, a proteggersi con ronde e turni di guardia. Il tentativo di espugnazione del quartiere veicolintegrato di Firenze, nei pressi di Sesto Fiorentino, compiuto la scorsa settimana si è concluso con la morte di un ciclista esponente di AR. Il tentativo è fallito perché i VINT hanno assunto il controllo dei veicoli da assalto automatizzati dei filogovernativi. Gli estremisti di AR per poter tentare con successo un assalto ai quartieri VINT dovrebbero tornare a utilizzare veicoli blindati a combustione fossile (benzina o diesel) a guida umana. A parte il fatto che sono oltre 20 anni che non vengono più impiegati veicoli simili sul suolo italiano, per farlo dovrebbero ingaggiare tecnici specializzati in grado di restaurare i vecchi mezzi militari in disarmo. Ma tutti i meccanici disponibili in Italia o sono VINT o loro sostenitori. Oltre a questo c’è anche il problema non secondario che l’industria automobilistica sta offrendo ai VINT italiani la possibilità di sostituire i loro veicoli con versioni blindate d’assalto ovviamente molto più pericolose per i loro avversari. Alcuni modelli di questi nuovi PEV (detti IAV, Integrated Assault Veichle, veicoli integrati da assalto) sono già stati avvistati in circolazione a Milano, Trieste, Genova, Napoli, Roma.

Il rischio più concreto per Giuseppina Garybaldi-Smith, in questo momento non è però quello che la situazione precipiti a livello militare, ma quello di un golpe interno al suo partito. Si sta infatti affermando all’interno del partito di governo una fazione più “morbida”, favorevole al riconoscimento dei diritti dei VINT e ad un’applicazione meno rigida del protocollo LEC. Il capo in pectore di questa fazione, per adesso non ufficializzata, è Nicola di Michele, segretario di AR della Regione Puglia, il quale avrebbe dichiarato in più occasioni dei essere «pronto ad assumermi le mie responsabilità». Da Berna una nota del Ministero degli Esteri sconsiglia ai cittadini elvetici di recarsi sul territorio italiano per turismo o lavoro, foss’anche per brevi visite, «finché la situazione non si sarà chiarita o normalizzata». Ai principali valichi turistico commerciali (Brogeda, Ponte Chiasso, Ponte Tresa, Gaggiolo) in effetti il traffico è in questi giorni quasi a senso unico, dall’Italia alla Svizzera. Fanno eccezione le lunghe file di biciclette dei frontalieri, che arrivano in Svizzera la mattina e tornano verso l’Italia la sera. (RESTER).

Giovanni Medioli

 

Libri dello stesso autore:    giovanni medioli Come distruggere il mondo

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