Felice decrescita!

di Giovanni Medioli

2037, da qualche parte sulle colline. È ottobre e non fa ancora così freddo, però neanche caldo. Gino, Giano e Giòn stanno stravaccati intorno a un fuoco stentato di stecchi fuori dalla loro baracca passandosi una bottiglia di bumba. Gino è quello un po’ più vecchio e in carne (sarebbe grasso, se ancora si potesse) con la felpa grigia col cappuccio da chierico informatico. Giano è quello con l’aria da scemo, lungo lungo e magro come uno stecco, gli occhi azzurri acquosi e il mento sfuggente, i capelli rossicci tagliati male sparati verso l’alto, una vecchia felpa degli Slipknot slavata di tre taglie più grande. Giòn è quello biondo, con la barba, il berretto da boscaiolo e la camicia a scacchi: sembrerebbe quello meno a disagio, meno sporchiccio. Peccato per quella gamba di legno…
Gino: «Passa la boccia Giano. Lo sai che bere troppa di questa roba a stomaco vuoto non ti fa bene…».
Giano, passando la bottiglia: «Eh Gino, adesso ci vorrebbe un salame, ci vorrebbe. Te lo ricordi il salame che buono, eh?».
Gino ingolla un sorso del liquido, fa una smorfia quasi di dolore e risponde: «Cazzo se me lo ricordo! Me lo sogno anche la notte. Giòn, ne vuoi un po’?», chiede protendendo la bottiglia.
Giòn, afferrando la bottiglia: «Di salamei ne prenderei più volentierei, ma intandov preindo un po’ di queista. Anche di whisky non è che se ne veida tutti i giornei».
Gino: «Se questo è whisky io sono una ballerina della tv!».
Nel frattempo anche Giòn, bevendo, fa una smorfia orrenda: «È veiro, sembra benzina col piscio».
Giano: «Erano belle le ballerine in Tv, me le ricordo quando ero bambino. Avevano le gambe lisce, senza peli…».
Gino: «Se questa fosse veramente benzina potremmo metterla nell’automobile e andare giù in paese a rimorchiare. Forse fino a Piacenza…».
Giòn: «Non ci arrivieremmo maei a Piacenza, anche se la benza bastassei, ci fermerebbero per portarci via la macchina prima che arriviamo a Sain Giorgio. Sempre che non ci mettono in pentola prima…».
Giano: «Voi dite che ci sono ancora delle donne come le ballerine della Tv, giù in città? Colle minigonne e le calze nere?».
Gino: «Donne ce ne devono essere eccome. Una volta dicevano che fossero la maggioranza. Certo che a stare rintanati quassù…».
Giòn: «Quassù o laggiù non c’ei mica differenzaw. Se tu awessi da mangiarei a strafotterew dopo un po’ vedi che arriviano anchei le donne. Belle donne, tantei, di corsa. Oggi conta più se c’hai da mangiarei che se sei bellow».
Giano, riprendendosi la bottiglia: «Ma tu sei bello, Giòn. E infatti sei l’unico che la ragazza in paese ce l’hai. La Luisina. E cià anche pochi peli sulle gambe, cià, perché è bionda naturale…».
Giòn: «Ed è senza un braccio. A lei hanno taliatow un braccio, a me una gamba. Per mangiarseli. Quelli del salamificio a Carpalanetow, come al solito…».
Gino: «…che poi queste cose mica le capisco. Oltre che cannibali sono anche scemi. Perché menomarvi? Se vi ammazzavano, mangiavano di più, mangiavano».
Giòn, alzando le spalle: «Non lo sow mica se sono sciemi. Se ci ammazzavano non ce la facevano a mangiare tuttei sùbito. La maggior partew deilla carnew andava a male, mica ci sono più i frighiriferi, o la lasiavano ai cani o gli toccava fare a mezzo coi vicini, che invece sono lì che stannow ada mazzarsi a vicendai. Così invece con la mia gambia ci hanno fatto un presciutto e uno stinco, “e il resto veniamo a prendercelo un’altra volta”, diconow. Magari in invernow, quando non va mica a male, la carnei. Loro la chiamano “sustainibilità”. “Preservarew le risorsei”, dicono. Cannibali ecowlogici. Ci hanno anchei curato le ferite prima che ci hanno lasiato andarew via».
Gino: «Ci avessero pensato un po’ prima a preservare le risorse, mi sa che adesso non saremmo tutti qui a crepare di fame… Giano, non scolarti tutta la boccia. Lasciane un po’ anche per noi che se no poi stai male».
Giano, staccandosi dal collo della bottiglia, congestionato e leggermente cianotico: «Hips, che palle! Sempre a parlare di mangiare, mangiare, mangiare. Ma l’altra sera all’internet bar ho letto su Faccinbocc una cosa che spiegava che pensare sempre al mangiare è una sabl… sublim…, insomma, vuol dire che ti piacerebbe prenderlo in culo, ecco. Il desiderio di riempirti la pancia invece di essere riempito con un bel cazzone nel sedere…».
Giòn: «Sì, certow, e come now? Io lo desidero un bel piatto di tagliatelle con il ragù che fumanow e tanto parmiggiano perchéw in realtà vorrei un bel maschione chei mi si fotte. Sai che bellow. E intanto se muoio di famew chi se ne freiga…».
Gino: «Eccome no? Adesso sono solo i gay a crepare di fame! E poi che cos’avresti da dire? Guarda che ti abbiamo visto l’altra sera con Gigetto il sacrestano… e non mi venire a dire che non ci sono donne che ti si filano, Giano, perché Annella la porcella mi ha detto che con te un giro se lo farebbe…»
Giano: «Sì, beh, Gigetto ha molti meno peli sulle gambe di Annella. Poi Annella vuole solo farmi pompini, perché ha letto su Uicchipedia che lo sperma è più calorico che la cioccolata. Lei fa i pompini a tutti così si fa passare la fame. Gigetto invece i pompini se li fa anche fare, e così con lui scrocco quasi quasi un pasto gratis. E a Annella ci puzza il fiato. E se poi putacaso la metto incinta? La vuoi tu la responsabilità di un’altra bocca da sfamare?».
Giòn: «E Don Mariow cosa dice?».
Giano: «Niente. Cosa vuoi che dica? Che è geloso perché mi scopo il suo sacrista? Secondo me piacerebbe anche a lui, ma lui non ha bisogno di fare pompini per rimanere vivo. Secondo me a lui da mangiare gliene danno i parrocchiani… Uova, polli, salamelle, pagnotte, caciottine. Ne spartisse un po’, invece mette su pancia… Tu piuttosto, Gino, che sei un mezzo prete. Tu i pompini invece li fai, vero?».
Sguardo truce da parte di Gino: «CHIE-RI-CO. CHIE-RI-CO IN-FOR-MA-TI-CO. Aggiusto i computer, io. E il generatore. E la linea telefonica, per il bar internet, giù in paese. Se non fosse per me ve la sognate la rete in questo posto sperduto! Ne ho colpa io se adesso internet lo controlla la chiesa? Ma io il voto di castità mica l’ho fatto, a me le donne piacciono. E poi anche a Don Mario, mi sa. Leone-Clemente Primo dieci anni fa ha finalmente abolito il celibato. Don Mario si vede con una di Castello. Sì. Ok, se IO combino qualcosa con qualcuna dopo è meglio che mi confessi, se non altro per tenere buono il committente. MA A ME GLI UOMINI NON PIACCIONO, sia chiaro».
Giano, dopo aver tirato un altro sorso alla bottiglia: «…tant’è vero che abiti quassù con due maschioni. Se ti piacciono tanto le zitellone pelose di Vigolo, di Lugagnano o del Castello perché non te ne sposi una e non ti trasferisci giù in un paese? La Lucrezia del Vallone, quella con tutti quei cani a striscie, quando ti vede ti fa gli occhi di triglia. I contadini di pianura da mangiare ce n’hanno, se ti sposi una figlia te ne danno. E dietro le mura di un paese saresti più al sicuro dalle incursioni di quelli di Carpalaneto o del Magnano che vengono a fare la spesa di carne…».
Gino, strappando la bottiglia di mano a Giano e dopo un poderoso sorso di bumba, sbotta: «See, la Lucrezia, buona quella! Quei cani a strisce che fanno quei guaiti strani mi sanno tanto di iene, altro che cuccioloni! Di maritini ne ha già fatti sparire due. Spiegami perché dovrebbe essere meglio finire a fare il Ciappi per i pitbull della Lucri che appeso alle pertiche del salamificio di Carpalaneto. Se trovo quella giusta mi sistemo, ma a 37 anni suonati… sono vecchio io. Ho dieci anni più di voi due. Sono del millennio scorso, io!».
Giòn: «Devi aver mangiatow bene, da bambino e da ragazzo. Se pensow che quei due fucked morons dei miei genitori sono venuti via dagli States perché in Italia si mangiava bene! Io sono nato là…».
Giano, ridacchiando: «Oh, e qui ancora ti si mangiano per bene, se è per quello. Che fine hanno fatto mami e papi?».
Giòn: «Nella pancia di quelli di Carpalanetow, suppongo… Stavamo a Cimiano, in una farm isowlata…».
Gino, perplesso: «Beh, non lo so se ti è andata così male. A leggere quello che si dice in rete anche negli Stati Uniti mica sono tutte rose e fiori. Vabbé che quello che dice internet…».
Giòn: «Quel cretinow di mio padre, quando siamo venuti qui da Filadelfia diceva che questow era un paese ultra democratico perché c’erano 30 canali Tv gratis e un sacco di giornalei, e non erano ancora tutti attaccati alla rete come negli Iu Es Ei. S’è visto. Non più un giornale. La Tv non esiste più. Solo rete spazzatura controllata dalla chiesa, e non sai neanchei che cosa succede a due paesi di distanza, perché se cerchi di attraversarew il primo ti si ammazzano per mangiarti… Figurati se ti raccointano VERAMENTE quello che succede in Iu Es Ei».
Gino, sosprirando: «Quello che non capisco è che questo era un paese ricco. Questi posti la chiamavano la Food Valley. ESPORTAVAMO cibo. Qualcosa è andato orribilmente storto, da qualche parte…».
Giano: «I vegani, dicono che son stati. Quelli che non mangiano carne e neanche farina e formai, o meglio che non mangiavano, perché mi sa che se li sono mangiati tutti quegli altri per ripicca. Ma prima avevano diffuso la peste suina per non far mangiare i maiali e le altre bestie alla gente. Solo che gli è scappata di mano e hanno ammazzato anche le vacche, le pecore, i piti e le galline. Niente più arrosti, bolliti, salumi e neanche uova e formaggio. Salvo che d’uomo o di cane…».
Giòn: «Io lo so che cosa è andato stortow. In USA tutti lavorano per creare ricchezza, FANNO qualcosa. E se tu fai i soldi, io sono contentow per te e per me, perché la società funziona. Qua se tu fai qualcosa io ti guardo storto. Mica mi do da farei per fare i soldi anch’io, preferisco fare lo sgambetto a te. La gente gode di più delle disgrazie delli altri che delle sue fortunei. Noi sappiamo che se le mani, la testa e i piedi non lavorano insieme per tutto il corpo NESSUNO ci guadagna. E lo aveva detto un italiano, un romano anticow: Menenio Aggrippa. È la prima cosa che ho dovuto studiarei a scuola arrivato qui. Invece è stato che l’unica regola è MORS TUA VITA MEA. Ecco cosa NON va. Sietei dei pazzi suicidi. Felice decrescita? Roba da deficienti! Vedi qualcunow felice, in giro? Voglio direw, a parte quelli del salamificio di Carpalanetow…».
Giano: «L’altra sera al bar il vecchio Serghei diceva che non c’è più la piaga dei cinghiali…».
Gino, scolando un altro sorso di bumba: «Echheccazzo, anche quelli si sono mangiati. O sono morti di peste? Nel bosco con c’è più una sola bestia commestibile…».
Giòn: «Qui in questaw valle va ancorai bene. Prova andarei su da Borei… lì sei tu la bestia commestibilei…».
Giano, un po’ intimorito: «Iene?».
Giòn, annuendo: «Proprio le hyenae, sissì: non c’è rimasto più neanche un topolino…».
Gino: «Qualcuno mi spiega perché cazzo bisognava importare quelle bestiacce delle iene? Potevano lasciarle in Africa, in India o dove cavolo sono andati a prenderle…».
Giòn: «Ma si che lo sai anche tu. Lottaw integrataw la hanno chiamataw. Cioè, gli sono scappate di mano le nutriew, i beaver, come si chiamano. Quei toponi giganti che avevano potato per fare le pelliccew e che distruggevano tutti gli argini e i terrapieniw. In più qualchew imbecille aveva portato qui anche i cappibara, toponi ancora più grossi. In natura cappibaraw e nutriew non si incrociano. In Italia invece sì. Così tutta la campagna era piena di queste bestiew grosse come pecore che si mangiavanow di tutto. Ti ricordi tutti quelli che facevano i crash, i incidenti sulla autostrada, quando ancora funzionava? Mancavano i nemici naturalei, hanno detto. Ma i nemici naturalei in South America erano i giaguari, in extintion, quasi estinti. Allora hanno importato un po’ di hyenae in Africa, pensando che tanto quelle mica poi si riproduicevano. S’è vistow, infattiw… Si sono incrocciate con i mastini e i cani selvatici, oggi non ti salvi più…».
Gino, facendo un profondo rutto: «Ok, ragazzi. Sono arrivato. Se non mangio qualcosa svengo. Ci sono rimaste un po’ di mele?».
Giano: «Arrivi tardi, arrivi. Le ho finite io un’ora fa…».
Gino: «Ma ce n’era una cassetta da venti chili!».
Giano: «Sì, ma dieci giorni fa. E qualcuna l’abbiamo anche regalata in giro…».
Gino: «Almeno un po’ di brodo di scoiattolo con le ghiande sarà avanzato?».
Giòn: «No, quello l’ho finitow io. Ma erai poca robai».
Gino: «E IO COSA MANGIO? Sono due giorni che sono digiuno!».
Giano: «Beh, se proprio non ti fa schifo…».
Gino: «Cosa stai per dire?».
Giano: «Insomma, visto che le mele le ho finite io, potresti farmi un pompino. È nutriente!».
Gino: «Ma a me…».
Giano: «Sì, sì. Non ti piacciono gli uomini. Ma se ti fa così schifo lo chiedo a Giòn. Sono calorie, lo sai?».
Giòn: «Se è propriow per salvartei la vita, anch’io mi facciow fare un pompino».
Gino: «Veramente…».
Giano: «Su, lo facciamo per te».
Giòn: «È verow, assolutamentei per tei»,
Gino, estenuato: «E va bene…».
Giano: «Te l’ho detto, è come c’è scritto su Feisbuc, tutte queste storie che hai fame sono perché in realtà sei frocio e vuoi un uomo. Mettitelo in testa».

 

Libri dello stesso autore:    giovanni medioli Come distruggere il mondo

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One Comment on “Felice decrescita!”

  1. Fantastico! Il più bel racconto di fantascienza letto nel 2013: realistico ed apocalittico. Complimenti Giovanni! Una visione del futuro molto più realistica di quelle di Casaleggio!


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