Sotto i portici

di Marilena Guglielmi

Beatrice non è vecchia, non è giovane; potrebbe essere l’una o l’altra, secondo i giorni. Ѐ minuta, aggraziata, sottile; spesso non dimostra più di vent’anni.

Ma oggi la malattia non le dà tregua. Verso la fine del pomeriggio l’ha inchiodata a letto.

Lei, rabbiosa, non ha voluto arrendersi, nemmeno per qualche ora.

Così, quando Fabio l’ha invitata ad accompagnarlo in libreria, ha subito accettato, sorprendendolo.

Ѐ sempre stata ottimista, e non è cambiata dopo il verdetto dei medici; spia sempre il momento in cui le cose ricominceranno a girare per il verso giusto, e il suo corpo, come un motore che sale di giri, riacquisterà le forze.

La malattia l’ha abituata alla sua intermittenza. Non è una voragine senza fondo; non è neppure una strada in salita, non sempre. Piuttosto, è una serie di alti e bassi, imprevedibili.

Mentre Fabio fruga tra gli scaffali di saggistica, Beatrice trova due romanzi di cui ha sentito parlare bene, e li compra; i libri sono l’unica voce di spesa su cui non abbia operato drastici tagli, in tempo di crisi.

Ѐ un po’ irritata dall’idea che probabilmente non potrà leggerli subito, appena tornata a casa. Questa sera, di certo, si addormenterà non appena toccato il letto; i farmaci la stordiscono.

Poi, siccome Fabio non ha ancora finito, e nel negozio fa caldo, decide di fare due passi  sotto i portici.

Ci sono tanti begli oggetti nelle vetrine; lei si diverte a osservarli, ma da tempo non compra vestiti, e i gioielli non li ha mai comprati in vita sua. Da quanto si è ammalata, ha deciso di badare al sodo.

Quante donne si illudono di cambiare qualcosa, spendendo soldi a palate? Pensano davvero di rendersi più attraenti, e soprattutto, più amate?

Eppure, gli uomini che guardano i vestiti sono una rarità! Comprare è soltanto un modo di distrarsi; lo shopping è un noto antidepressivo.

Beatrice non ne ha bisogno: quando sta bene, è sempre di buon umore.

Se vuole farsi bella, deve aspettare un periodo di remissione della malattia. Oppure, se ne ha la forza, può truccarsi, e dipingersi in viso i colori della salute.

Oggi proprio non ce l’ha fatta:  è pallida, e ha due occhiaie vistose che le oscurano gli occhi, come nuvole grigie.

Ormai sta arrivando in fondo ai portici; ha sostato davanti ad ogni vetrina, quasi per buona educazione. Non le resta che invertire la rotta, per  tornare in libreria.

A questo punto si accorge che un uomo le viene decisamente incontro.

Di chi si tratta? Ѐ sicura di non conoscerlo; è una statua vivente, di quelle che, agli angoli delle strade o nelle piazze, restano a lungo immobili, mani e viso imbiancati, vestiti con abiti di un’altra epoca; e riprendono vita, all’improvviso, per inchinarsi quando un passante lascia cadere una moneta ai loro piedi.

Ma, a quanto pare, al tramonto la scultura è in libera uscita, nella sua marsina settecentesca di broccato azzurro; e, stanca di attendere le offerte dei passanti, si è fatta più propositiva. Le porge il braccio, come se si fossero dati appuntamento in quel luogo e a quell’ora.

Beatrice, un po’ preoccupata, un po’ intrigata dalla situazione, scruta il viso dell’artista di strada, cercando di indovinare il suo aspetto e l’età.

Il cerone bianco e la grossa parrucca riccioluta trasformerebbero radicalmente l’aspetto di chiunque, invecchiandolo di decenni… Beatrice conclude tra sé che l’uomo può avere un’età compresa tra i trenta e i cinquant’anni, ma certamente ha bei lineamenti e grandi occhi scuri: per cui gli sorride, un po’ stanca, un po’ maliziosa, e gli posa la mano sull’avambraccio.

L’uomo–statua le restituisce il sorriso; e passeggiano, guardandosi negli occhi, per una trentina di passi, fino a metà dei portici, dove li attende una grande vetrina a specchio.

Sono una coppia bene assortita. Lui la supera di qualche centimetro; lei è più esile, e il suo viso è bianco come quello del suo accompagnatore.

Beatrice  apre lo zaino, cercando il portafoglio. Ѐ ora di ricompensarlo per quel gesto grazioso.

Cerca qualche moneta, ma ha solo un euro venuto dalla Grecia, su cui è raffigurata una civetta.

«Non spenderla subito. Mi ha portato fortuna!»

Il suo compagno segue la regola ferrea del silenzio, come tutte le statue, ma si lascia sfuggire uno sguardo sorpreso, subito nascosto da  uno splendido  inchino.

Beatrice ridacchia, e si rimette in marcia verso la libreria, senza voltarsi indietro.

Ѐ la prima volta che paga un uomo! E in cambio, per tre minuti, si è sentita una donna come tutte le altre. In quel breve carnevale, lui è riuscito a farla sentire nel pieno delle forze, senza neanche aprire bocca.

Le ha dato molto più di quanto abbia ricevuto.

 

Libri dello stesso autore:    marilena guglielmi Abitavamo in un bosco di querce

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