Lo famo strano

Di Stefano Olivieri

«Ti hanno visto entrare?»

Mikael Sodo, the Body per i milioni di giovanissime fans sparse in tutto il globo, si affacciò cauto per controllare che il breve corridoio di accesso alla suite fosse deserto, poi fece entrare la donna richiudendo subito la porta.

Miranda Purple si guardò intorno, annotando ogni dettaglio della stanza. Il ragazzino doveva avere un gran bel pacco di grano  per permettersi tanto lusso. Lei, da giovane, era stata spesso in alberghi a cinque stelle, ma questo  li batteva tutti.

Terminata l’ispezione il suo sguardo si posò sul cliente. Era magro e smunto, anche un po’ ridicolo in quella vestaglia di seta blu. Che cosa ci trovassero di sexy le ragazzine in quel bamboccio imberbe era per lei un mistero. Lui l’aveva scelta da dietro i vetri scuri della sua limousine e l’aveva indicata al suo autista. Poi si era fatto accompagnare in albergo e aveva mandato l’auto a prenderla.

Un tipo così Miranda se lo sarebbe lavorato per bene per un quarto d’ora al massimo, lasciandolo con gli occhi a palla e la lingua di fuori. Poi sarebbe tornata al caldo di casa sua con i dieci bigliettoni pattuiti. Per la stessa cifra lui avrebbe potuto riempirsi la stanza di troiette adolescenti, ma era meglio così.  Se era un depravato e gli piacevano le tardone, buon per lei! Per guadagnare diecimila dollari d’inverno Miranda avrebbe dovuto faticare un paio di mesi all’angolo della strada. Ora invece se la sarebbe cavata in meno di mezz’ora, avrebbe pagato le bollette arretrate e si sarebbe presa perfino una settimana di vacanza.

«Preferisci i preliminari o vuoi andare subito al bersaglio grosso?» gli chiese cercando di eliminare qualsiasi accenno di ironia dal suo sorriso, mentre iniziava a spogliarsi. Mikael  era come inebetito, se ne stava sdraiato in silenzio, con le gambe a penzoloni al centro del letto e la cinta della vestaglia allentata.

«Preliminari!» riuscì a dire con un filo di voce. Probabilmente si era anche impasticcato a dovere.

«Bene…», fece Miranda conciliante, e si inginocchiò, gattonando verso il letto.

Poi alzò gli occhi e guardò il suo cliente, leccandosi le labbra. Sapeva di essere volgare ma quello voleva vivere un film porno e lei lo avrebbe accontentato. D’altra parte era una professionista.

Scostò il lembo della vestaglia per cercare l’attrezzo e si fermò. Non riuscì a trattenersi e iniziò a ridere. Prima sommessamente, poi senza pudore. Il pisellino del ragazzo si era talmente rintanato da farlo sembrare una femminuccia.

Miranda rideva in ginocchio, senza ormai alcun ritegno mentre Mikael cercava di tapparle la bocca. Le andò la saliva di traverso e prese a tossire, e più tossiva, più rideva.

Poi si sentì male. Il sangue prese a pulsarle nelle tempie e lei ricordò che aveva dimenticato di prendere la pillola per il cuore. Afferrò il polso di Mikael e lo fissò negli occhi.

«Sto male! Portami giù. Ho bisogno delle mie pillole!»

Mikael Sodo fu preso dal panico. «Che pillole? Maledizione!»

«Portami giù, chiama un dottore. Fa presto!» Miranda riuscì ad alzarsi in piedi da sola, quello smidollato non ce l’avrebbe mai fatta a tirarla su. Poi però si aggrappò alla spalla del ragazzo, si sentiva troppo debole.

Mikael aprì cauto la porta della stanza e si diresse verso l’ascensore sostenendo il peso della donna, molto più alta e pesante di lui. Aveva il cuore in gola, già immaginava la scena quando le porte dell’ascensore si sarebbero riaperte al piano terra.

La sua carriera era praticamente finita.

Dello stesso autore:    stefano olivieri Ben nahid    stefano olivieri Il segreto di casa tindamo

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