Affitto stagionale

di Stefano Olivieri

A Corrado Bardi la notte non piaceva, da sempre. Lui era nato di notte e da bambino la mamma gli aveva più volte ricordato come la sua nascita fosse stata difficoltosa per l’assenza dell’ostetrica. E poi c’era stata quella stupida zia Santina, che per starsene con il fidanzato a fare le schifezze, invece di raccontargli le favole quando i suoi erano a teatro gli aveva parlato dell’uomo nero, che di notte si andava a mangiare in giro per il paese i bambini ancora svegli. Ma il vero trauma era stato il terremoto di qualche anno prima. A Corrado in pochi secondi aveva ammazzato tutta la famiglia, lui salvo per miracolo grazie a due pareti che, crollando l’una verso l’altra, avevano fatto da capanna al suo letto. 

Certe cose non dovrebbero mai accadere di notte, pensava Bardi. La notte è fatta per starsene quieti, per dormire, riposare. Per la fotosintesi delle piante, per gli uccelli che se ne stanno buoni nei nidi, per la terra che respira ossigeno. C’erano voluti tre anni buoni di psicoterapia per  smettere i tranquillanti e vederlo di nuovo in giro per strada, dopo il tramonto. La prima volta che i suoi amici erano riusciti a portarlo a cena,  gli avevano fatto festa come se fosse tornato dall’America.

Era già buio quando raggiunsero il bivio che portava al villaggio. Il mare poco lontano era completamente  bianco per la mareggiata in corso e in cielo le nubi rosate dal tramonto erano diventate minacciosi cumuli neri, che  si avvicinavano velocemente alla costa, illuminati di tanto in tanto dal bagliore dei lampi. La stradina era dissestata e l’auto aveva preso a sobbalzare,  trasformando il mezzo sorriso di Bardi in una smorfia di disappunto. Quando arrivarono l’agente immobiliare gli prese le valigie e precedendolo si diresse spedito verso la villetta. Posò le valigie a terra nel portico, apri la porta e accese tutte le luci dell’abitazione. Il cliente era rimasto fuori un po’ scettico, a guardarsi intorno. L’agente ce la mise tutta per rassicurarlo, aveva capito fin dall’inizio che quell’uomo non era del tutto normale. Gli offrì una sigaretta ma quello non fumava, figurarsi. Doveva essere uno senza vizi, poveraccio.

«Stia tranquillo, dottor Bardi. Il posto in questo periodo sembra un po’ isolato ma ogni notte passa la sorveglianza che controlla porte e finestre di tutte le villette. E poi c’è sempre il guardiano, quella casa laggiù all’ingresso, accanto alla sbarra. Faccia soltanto attenzione a non avvicinarsi al pozzo nero che si trova all’angolo del giardino. C’è un po’ di odore perché stamattina  è stato rimosso il tombino, ora sull’apertura ci sono delle travi di legno. Domani comunque  arriverà l’autospurgo e tutto andrà a posto.»

L’uomo continuava a sorridergli stringendosi con una mano il bavero dell’impermeabile e porgendo con l’altra le chiavi di casa. Corrado Bardi era diventato il nuovo direttore dell’Ufficio delle Poste e veniva dall’Abruzzo. La sua promozione e il successivo trasferimento al Sud erano stati decisi in tutta fretta, dopo che l’ultimo direttore era finito in galera per truffa e appropriazione indebita. Avevano scelto lui non perché fosse particolarmente brillante nel lavoro, ma perché era scapolo e disponibile a trasferirsi senza condizioni. E ora si trovava lì, in una notte senza luna, in quella landa desolata in compagnia dell’unico agente immobiliare reperibile di sabato in quel paesino della costa crotonese.

Un paio d’ore prima l’agente aveva tirato su la serranda della sua agenzia e aveva ricevuto lo straniero con sospetta cordialità, illustrandogli tutte le proposte di affitto della zona. Prezzi incredibilmente alti per il tono dimesso di tutte le costruzioni del piccolo centro. L’agente si era giustificato affermando che la zona aveva una altissima vocazione turistica. e che questo fatto aveva fatto lievitare i prezzi. Ma a febbraio pagare più di mille euro al mese per uno striminzito bicamere era comunque da sciacalli. Bardi stava per andarsene quando l’uomo aveva tirato fuori dal cassetto  il depliant del “Villaggio Ristoro”. Un agglomerato di 25 villette in mezzo alla creta, ciascuna con il suo piccolo giardino guarnito da siepi, a ben quindici chilometri dal paese, lungo la costa. Per la più piccola delle villette l’affitto richiesto era di ottocento euro mensili, ma soltanto fino al 30 aprile. Poi, sarebbero entrati in vigore i prezzi di media stagione.

Ma Bardi entro aprile sarebbe entrato in possesso dell’appartamento che l’amministrazione gli aveva promesso, e così l’affare a quel punto era stato concluso. In fondo si trattava di pazientare meno di tre mesi,  non sarebbe stato un dramma. L’agente lo aveva accompagnato, gli aveva consegnato le chiavi in cambio del suo assegno e un attimo dopo era sparito nella notte. Il nuovo direttore delle poste si era trovato da solo in mezzo ai grilli e sotto le stelle, di fronte alla sua nuova casa. In un villaggio turistico disabitato e sperduto sulla costa, nel pieno dell’inverno e con un temporale in arrivo. Pareva davvero che il destino volesse metterlo alla prova ancora una volta.  Il vento teso scuoteva l’alta siepe di pitosforo del  giardino creando ombre mostruose sul piccolo prato illuminato dai lampioni, e a meno di cento metri si sentiva il mare rumoreggiare sulla spiaggia. Corrado sorrise nervosamente per esorcizzare l’inquietudine, gli sembrava una vera follia essere finito lì. Proprio lui, che il mare lo odiava anche di giorno e d’estate.

Un lampo improvviso illuminò il cielo, seguito da un tuono e dalle prime gocce di pioggia. L’uomo si scosse dai suoi pensieri, afferrò le due valigie e si mise al riparo sotto il piccolo portico. Appena in tempo perché la pioggia si era già trasformata in grandine, una vera tormenta che stava già imbiancando l’erba. La grandine scendeva con tale violenza da invadere anche l’atrio dell’abitazione, attraverso la porta aperta. Corrado  imprecò affrettandosi a portare le valigie nella camera da letto, poi tornò di corsa a chiudere la porta di casa.

La grossa ascia lo colpì in pieno viso, dal mento alla fronte, e rimase incastrata nel cranio quando lui si accasciò a terra. I due uomini lo trascinarono fuori ancora prima che il sangue cominciasse a uscire e lo lasciarono cadere nella fossa biologica, spostando appena le travi. L’agente immobiliare nel frattempo aveva provveduto a ritirare le valigie. I tre se ne andarono spegnendo tutte le luci e nel villaggio Ristoro tornò il buio e la quiete.

La sera successiva l’agente accompagnò la cliente fino alla porta. Sorridendole le consegnò le chiavi. «Stia serena, dottoressa, qui c’è pace  e si troverà benissimo, avrà l’atmosfera giusta per scrivere il suo libro. Il posto è isolato ma ogni notte passa la sorveglianza e controlla porte e finestre di tutte le villette. E poi c’è sempre il guardiano, quella casa laggiù all’ingresso, accanto alla sbarra. Faccia soltanto attenzione a non avvicinarsi troppo al pozzo nero che si trova all’angolo del giardino. C’è un po’ di odore perché è stato rimosso il tombino, ora ci sono delle travi di legno. Domattina deve arrivare l’autospurgo.»

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