Riflessioni in attesa di suicidio

Di Roberto Alba

Mi devo ammazzare.

Devo solo trovare il modo di organizzare la cosa.

Mi accendo l’ultima sigaretta. Ho pensato a diverse soluzioni:

1)       Sotto un treno.

Troppo plateale e poi creerei  problemi agli ignari viaggiatori. E se incrocio una vecchietta che soffre di cuore e ci rimette la pelle per un infarto? Ci sono anche altre questioni non trascurabili. Mi devono ricomporre. Sarò fatto a pezzi, irriconoscibile.

2)       Mi butto in mare.

No, non è una buona idea. E se non ritrovano il mio corpo, che faccio? Mi cercano, penseranno che sia scomparso. Pubblicheranno la mia foto sul giornale o peggio, “Chi l’ha visto”. Quella trasmissione è insopportabile; se uno vuol rifarsi una vita da qualche altre parte prima o poi lo scovano.

3)       Accendo il gas e mi faccio saltare.

Questo mi piace… No, non posso. Salta in aria tutto il palazzo. Oddio, non sarebbe male, in un colpo solo faccio fuori anche la stronza del terzo piano. Però che casino, sarei ricordato come un criminale.

4)       La pistola.

Mi sparo un colpo di pistola in bocca. Non ho la pistola! Questa è l’idea migliore ma non ho possibilità di realizzarla. Peccato.

5)       La macchina.

Mi lancio a tavoletta contro un albero. Però, metti che non muoio ma finisco in coma in ospedale per 20 anni, sai i casini. Questo dobbiamo farlo morire, no, non deve morire, deve vivere anche intubato… si facessero i cazzi loro!

6)       Pastiglie.

Mi imbottisco di medicinali. Mi lascio morire in silenzio, senza disturbare nessuno. Bello, questa cosa mi piace. Apro l’armadietto. Ho solo delle bustine di aspirina e una bottiglietta d’acqua ossigenata. Ho anche il Malox per l’acidità sul comodino. Non credo potrò ottenere dei risultati soddisfacenti. Forse una purga!

7)       Le vene.

Mi taglio le vene. L’ho visto fare in un film. Riempio la vasca di acqua calda; mi immergo in un bagno mortale; mi taglio i polsi e la faccio finita. Apro l’acqua. Esce solo fredda. Dimenticavo, ho lo scaldabagno staccato, mi hanno tolto anche la corrente: non ho pagato la bolletta. Con l’acqua fredda non mi ammazzo! E che cazzo, si muore una volta sola!

Sono stanco. Penso troppo. Ho voglia di fumare. Vado a comprarmi le sigarette.

Franco smise di fumare…

Franco Baltieri morì quella sera alle ore 17,55 in via Cassia, mentre attraversava le strisce pedonali. Fu investito da un’utilitaria guidata dalla signora Eleonora Valletti di anni 85 che rientrava a casa dopo aver fatto la visita per il rinnovo della patente: non idonea.

Verbale dei vigili urbani:

Rimondo Casini, testimone, a domanda risponde: «… ho sentito una frenata e ho visto quel signore che si è voltato ed è rimasto immobile che guardava la macchina venirgli incontro…»

Eleonora Valletti, conducente dell’auto, a domanda risponde: «… mi guardava e sorrideva…»

Dello stesso autore:    roberto alba La spiaggia delle anime    roberto alba L'ultima spiaggia delle anime ebook

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