Maiale all’ingrasso

Di Giovanni Fabbri

Sandro era un uomo mediocre. Quarantadue anni, un metro e sessantatre di altezza e una pancetta tonda che segnalava qualche chilo in più di un semplice soprappeso. Aveva un viso tondo privo di segni particolari, una voce atona e due occhi piccoli e insignificanti. Read the rest of this entry »

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Missione

Di Giovanni Fabbri

Devo fermarmi. Devo assolutamente fermarmi. Respirare. Prendere aria, ecco sì, un po’ di aria fresca mi farebbe senz’altro bene. Uscire da questa scatoletta di metallo bollente, fermarmi e riflettere su come cazzo andrà a finire questa giornata di merda. Read the rest of this entry »


Il paese inabitato

Di Giovanni Fabbri

C’era una volta un paese in un regno lontano. Un paese come tanti altri, che non aveva niente di speciale se non il fatto di non avere alcun abitante. Non che fosse un brutto paese, né che vi fossero motivi particolari per cui la gente non dovesse gradire il risiedervi. Il paese era anzi assai carino, con la sua pieve romanica e una grande campana di bronzo, il suo maestoso palazzo del Comune, antica dimora signorile, le sue viuzze ben curate e le sue case colorate ed accoglienti. Non c’era niente che non andasse, insomma, tanto che centinaia e centinaia di persone avevano provato nel tempo a prendervi dimora, solo che lui, ecco, si era rifiutato. Read the rest of this entry »


Papà ha ripreso a viaggiare

Di Giovanni Fabbri

Vedi che non ha senso struggersi e dannarsi e sentirsi scoppiare di dolore.

Che non ha senso metterci l’anima, perché l’anima è così evanescente e leggera, così eterea da risultare efficace nell’intensità, quanto decisamente fallimentare nella perseveranza.

E vedi che non ha senso dibattersi in tutto questo fango, che non facciamo altro che sollevare schizzi e dare un pessimo spettacolo di noi. Sarebbe meglio sbarrare gli occhi, serrare i denti e lasciarsi avvolgere dalla melma, lasciare che ci ricoprisse fino ad affondare e rapidamente sparire. Read the rest of this entry »


Clochard (l’indifferenza ci rovinerà)

Di Giovanni Fabbri

L’ho visto piangere.

Due lacrime soltanto, grosse e scure come perle polinesiane. Le lacrime sono scivolate a terra mescolandosi agli sputi e lui ha ripreso a muoversi freneticamente avanti e indietro, come se tutta la sua tristezza fosse rotolata via e lui potesse finalmente tornare alla sua attività preferita. Read the rest of this entry »


La mia stella

Di Giovanni Fabbri

C’era una volta una giovane farfalla.

Aveva ali grandi e sgargianti color dell’oro, decorate da splendide pennellate rubino come in un quadro di Klimt e un corpo leggero e delicato più di un soffio di vento.

La giovane farfalla viveva in una vivace radura ai margini del bosco e si posava gentile su ogni fiore e ad ogni fiore diceva: «Buongiorno!» e i fiori rispondevano rallegrati dalla gioia di quella ridente creatura.

Un giorno però passò da quelle parti un corvo. Read the rest of this entry »


Quei grandi occhi neri

Di Giovanni Fabbri

Il vecchio intonaco della pieve sembrava sgretolarsi sotto i raggi cocenti del sole di quell’interminabile agosto. Erano le quattro del pomeriggio e non si muoveva una foglia. Ce ne stavamo sbattuti sotto un albero con le bocche spalancate e le mani infilate nell’erba. Avevamo undici anni e ancora molto tempo da perdere. Read the rest of this entry »