L’evoluzione degli algoritmi

di Maria Lidia Petrulli

Rumore, i mezzi sfrecciano, le persone sfrecciano senza rendersi conto dell’assurda  velocità con cui vivono: non vivono, consumano senza conoscere quel che stanno consumando; velocità che porta all’indifferenza, non c’è più tempo per prestare attenzione, a niente.

Nicole osservava dalla finestra il prodotto ultimo della tecnologia, la velocizzazione della vita.

“Più in fretta si vive,” pensò, “più in fretta si muore, è un assioma scontato.”

Le sue elucubrazioni mentali vennero interrotte dallo squillo del telefono.

“Da quando questa storia mi assilla, sono di umore nero.”

«Ciao, Nicole, volevo chiederti se hai bisogno di altro materiale per l’articolo.»

«Ciao Maurice; no, grazie, se volessi spulciare tutti i giornali che ho accumulato e soffermarmi su ogni stranezza e coincidenza che sto notando, mi occorrerebbero mesi; se riesco a trovare un minimo di logica fra alcuni collegamenti che ho fatto, ne verrà fuori un pezzo niente male.»

Dall’altro capo del telefono, Maurice ridacchiò: «Sei la nostra “giornalista detective”! Read the rest of this entry »

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Ghaliya non deve morire

di Maria Lidia Petrulli

Il frastuono dei carri armati e le urla concitate dei soldati riempivano ogni strada e vicolo, penetravano attraverso le imposte chiuse come un fiume che straripa, aleggiavano col loro fetore nell’aria delle stanze come una nube tossica; la realtà circostante era invece immobile, coi muri bianchi scrostati dagli ordigni esplosi nei paraggi, i patii invasi dai calcinacci e le finestre discretamente chiuse, come a tenere fuori un mondo di cui si vuole ignorare l’esistenza, e un silenzio opprimente da quelle case che parevano abbandonate. Un quartiere residenziale di gente benestante sinché le bombe non avevano bussato anche alle loro porte.

A parte soldati e carri armati, le strade erano deserte di vita quotidiana.

«Perquisite dappertutto, cantine, soffitte, armadi, stipiti, qualunque buco vi troviate davanti, non ci deve sfuggire niente; trascinate fuori tutti, vecchi, bambini, donne, questi maledetti sono tutti uguali, nascondono terroristi e armi mentre fanno finta di essere gente per bene, qui non c’è nessuno per bene, cazzo, questi ci vogliono tutti morti; fate attenzione, sparate a ogni sospetto, ci è arrivata una soffiata, sono qui, ce ne sono altri, interrogateli tutti, sì, anche i bambini…»

Ordini e imprecazioni arrivavano come raffiche di mitra, José, l’ufficiale al comando della squadra, era elettrizzato eccitato e terrorizzato insieme e nei suoi occhi brillava una luce che aveva qualcosa di demoniaco; il suo era lo sguardo di chi è sospeso fra realtà e finzione, come se non fosse perfettamente cosciente dei suoi stati d’animo né di quel che stava vivendo, e neppure degli ordini che urlava a tutto spiano come se fosse impazzito. Read the rest of this entry »


Il puzzle scomposto

Di Maria Lidia Petrulli

È notte fonda e l’oscurità totale, non una stella o una fottuta luna a illuminare quest’inferno di tenebra.

Si gela. Un freddo contro cui le coperte non possono proteggermi.

Restano fuori solo gli occhi, la punta del naso e due dita per scrivere, forse le ultime parole della mia vita.

Ho paura. Non sono certo di sopravvivere sino all’alba di domani.

In questo momento sento che la mia vita è appesa al filo dell’incertezza: credo di non avere scampo; vorrei essere un pazzo visionario ma temo di non esserlo affatto.

Ho visto cose inenarrabili, vorrei fossero un parto della mia fantasia e immagino l’anfratto dove mi sono nascosto come un baluardo che possa proteggermi. Ma non può. Nessuno può proteggermi dalla verità.

Loro sono lì fuori; mi danno la caccia e io sono terrorizzato come un animale braccato. Si avvicinano, devo… Read the rest of this entry »


Come coriandoli dal cielo

Di Maria Lidia Petrulli 

L’immagine di quella scrivania di fianco alla finestra è stata per anni il preludio di molti dejà vu.

Sul suo piano in noce scuro rosicchiato dai tarli, i giorni vi depositavano il loro fardello di eventi, speranze e sogni, gli stessi che sfilano ora davanti a me come fantasmi su una giostra.

Appollaiata sulla sedia, vi litigavo col numero otto e riempivo intere pagine coi suoi cerchi dispettosi, che non volevano saperne di starsene accostati come due gemelli; oppure mi incaponivo sul modo di risolvere addizioni e sottrazioni, sbriciolando la pazienza di mio nonno. Ricordo quando il suo pugno esasperato si abbatté sui quaderni sparsi, facendo schizzare l’inchiostro del calamaio sul muro bianco: un morbillo blu.

Per l’Epifania, tutti i miei giochi vi venivano sistemati sopra, e la mattina successiva correvo a vedere quale nuovo dono mi avesse portato la Befana, un pupazzetto, delle matite colorate o un libro pieno di figure; vedo ancora le mani che vi poggiano con sapiente ordine i miei piccoli tesori: la mano sempre piena di sorprese di mio nonno, quella premurosa di mia nonna e la mano farfalla. Non so a chi appartenga. Read the rest of this entry »


Una canzone nel deserto

Di Maria Lidia Petrulli

La donna si fermò bruscamente.

La mano corse al velo per nascondere il viso e l’acqua del secchio si rovesciò.

Aveva percorso a piedi molti chilometri per quella misera provvista.

Il soldato raggomitolato al riparo della duna, invece, sgranò gli occhi scuri sul viso sporco di sabbia e si rannicchiò di più, in posizione fetale, come a difendersi da un incubo.

Gli istanti si fermarono alla ricerca di uno spiraglio per capire.

“È un israeliano” pensò lei. “È qui per uccidere, me, chiunque di noi”.

“È una palestinese” pensò lui “Se non mi spacca subito la testa con quella pietra, avvertirà i suoi e mi faranno fuori loro, non ho scampo”

“Quanti anni avrà? La mia, vent’anni, è così giovane! E l’aria dell’animale braccato, dev’essere ferito; peggio per lui, la scelta di combattere è sua”

“È giovanissima, magari pure ingenua e, se non si mette a urlare richiamando l’attenzione di qualcuno, se si fida perché mi vede ferito e si avvicina, forse riesco ad ammazzarla”.

L’uomo strinse col pugno il coltello che portava al fianco dove la granata aveva aperto uno squarcio, immaginò il collo ambrato che non avrebbe opposto resistenza alla lama. Read the rest of this entry »