Minnie e Mickey: un lungometraggio animato in tre atti

di Susanna Raule

Chiamiamoli Minnie e Mickey, anche se non sono americani e non sono cartoni animati. Per niente. Minnie e Mickey vivono in una città che chiameremo Topolinia, anche se non la è. A Topolinia, per farvi capire, la gente non ha grandi orecchie nere bidimensionali e la continuazione della specie non si basa solo su saldi rapporti di parentela tra zii e nipoti. Inoltre, Minnie e Mickey non sono fidanzatini storici. Sono sposati e hanno tre figli adolescenti.

Mickey non fa l’investigatore e Minnie non va in giro con i mutandoni in bella vista.

In realtà. Minnie e Mickey non se la passano tanto bene. Tre figli sono parecchi, fuori dai cartoni animati, e i soldi scarseggiano. Read the rest of this entry »


Carriera veloce

Di Susanna Raule // [Commissario Sensi #2]

Sulla sua prima scena del crimine c’erano due uomini che chiacchieravano tranquillamente, a braccia incrociate di fronte al cadavere.

Sasha era già arrabbiata perché ci aveva messo mezz’ora a trovare il posto e dieci minuti per parcheggiare. Non aveva ancora il contrassegno delle forze dell’ordine e quella città insulsa aveva un traffico peggiore di quello romano.

Le avevano detto che la chiamavano Spezia, senza “La”. Forse si nascondeva, voleva passare inosservata o era in incognito. Una città in incognito. Niente male. Read the rest of this entry »


Preda naturale

Di Susanna Raule

Volevo essere un assassino. Se fossi stato un assassino avrei potuto uccidere Bobby Sinclaire, e se c’era uno che meritava di morire quello era Bobby.

Bobby aveva tredici anni, ossia uno più di me, ma a vederlo ne dimostrava almeno sedici. Era il ragazzo più grande della classe e questo, per qualche motivo incomprensibile, ne aveva fatto anche il capo.

Mi aveva odiato fin dal primo istante e le cose, col tempo, non erano migliorate. Il primo giorno di scuola mi aveva puntato addosso i suoi piccoli occhi scuri come se sapesse già chi ero. Era come se mi avesse individuato con un mirino, come se il suo cervellino ottuso fosse in grado di riconoscere all’istante la sua preda naturale.

Ossia, io. Read the rest of this entry »


Ordinaria manutenzione

di Susanna Raule  // [Commissario Sensi #12]

Il commissario Ermanno Sensi non amava la natura. Non la detestava nemmeno, finché non era costretto a starci dentro, ma i paesaggi suggestivi e selvaggi non lo coinvolgevano, le meraviglie incontaminate di campagna, montagna o mare lo lasciavano indifferente e la primavera gli procurava dei picchi ormonali di natura strettamente urbana.

Purtroppo, però, la gente aveva la nefasta tendenza a morire nel verde.

Era un fenomeno ben documentato. Se gli omicidi avvenivano per lo più nel comfort di un’abitazione privata, le morti accidentali capitavano quasi per definizione in posti scomodi da raggiungere, umidi e in cima a una salita. Read the rest of this entry »


Sette, morto che parla

Di Susanna Raule // [Commissario Sensi #1]

Alcuni numeri sono diversi dagli altri, gli antichi lo sapevano.

Hai letto tutta quella roba del Codice Da Vinci? Quello non si è mica inventato niente, altro che. Gli egiziani lo sapevano, i medievali lo sapevano anche loro. Non c’è un cazzo da fare: il tre, il sette, il ventitre hanno qualcosa di speciale.

Hai mai sentito parlare dei numeri primi? Ecco, quella è solo la punta dell’iceberg, credimi. Il quattro, il sei… senti come sono armonici? Pari, quieti, in equilibrio con il cosmo.

Alcuni numeri, invece, sono insoddisfatti. Alcuni numeri – non vorrei sembrarti melodrammatico – sono cattivi. Read the rest of this entry »


Sherlock Holmes e gli insoliti sospetti

Di Susanna Raule

Il mio amico Sherlock Holmes e io abitavamo nel ventunesimo secolo da ormai cinque anni quando sulla mia scrivania fu letteralmente lanciata una busta color crema dall’aspetto insolitamente opulento.

Era stata scagliata, naturalmente, da Holmes stesso, in uno dei suoi momenti temperamentali.
«Prossimamente mi chiederanno di danzare con un tutù, Watson!» sbottò, irritato, passeggiando avanti e indietro per il nostro appartamento di Spitalfields. Il suo umore, negli ultimi giorni, era andato peggiorando progressivamente, come sempre nei periodi di inattività. «Guardi questa busta e mi dica se non hanno raggiunto il limite massimo del ridicolo!» Read the rest of this entry »


Tutte le femmine di Sherlock Holmes

Di Susanna Raule

Per rimorchiare, Sherlock Holmes usava sempre lo stesso metodo, mi diventò chiaro pochi mesi dopo il nostro trasferimento al 221B di Baker Street. Sebbene prima di iniziare la nostra convivenza avessimo messo in chiaro quali erano i nostri principali difetti, Holmes aveva evidentemente tralasciato di nominare i suoi burrascosi rapporti con il gentil sesso. Come ho già avuto modo di riportare altrove, Holmes aveva orrore dell’amore e di qualsiasi altro sentimento, ritenendo che le emozioni l’avrebbero messo in una posizione falsa e avrebbero finito per inceppare la macchina mirabilmente oliata che era il suo cervello. Read the rest of this entry »