L’ombra del maligno

Di Roberto Alba

L’ombra è come l’anima, non ci fai caso, ma c’è, sempre; solo quando sei rinchiuso dentro una cassa, sotto due metri di terra, puoi avere il dubbio di averla persa. E questo, per Tulin Grete, il falegname, poteva essere l’ultimo dei problemi.

 ***

 «Diavolo di un sorcio immondo!» esclamò padre Joseph, scacciando con una pedata un ratto che attraversava la sacrestia: lo prese in pieno facendolo ruzzolare oltre la porta socchiusa dell’ingresso. Con un fazzoletto si asciugò la fronte, sudava. Prese una sedia e l’accostò alla parete in pietra. Vi salì sopra, e con fatica, vista l’età, cercò di raggiungere la finestrella che dava sul cortile dell’oratorio. Tese il braccio. La pioggia filtrava pungente. Sentiva le gocce trafiggergli la mano e il viso vizzo, come fossero lame fredde di una giustizia divina chiamata dai suoi peccati; socchiuse gli occhi e fece l’ultimo sforzo: trasse il battente a sè sigillando l’ambiente dall’acqua e dal fragore dei tuoni. Read the rest of this entry »

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Il destino della felicità

Di Roberto Alba

Nella fucina di Gairo – un isolato villaggio aggrappato al monte Trunconi, nella valle della terra che scorre – un pezzo di metallo, sopra un’incudine, schizzava scie di stelle roventi; come polvere d’oro, brillavano verso le travi di legno del soffitto e sul grembiule di Giovanni. Ardevano per pochi istanti per poi spegnersi e cadere senza vita. I colpi del pesante martello scandivano il tempo circolare di quel mondo antico, forgiando il destino inesorabile di quel corpo incandescente: un ferro di cavallo per la vecchia giumenta de sa coga Mariuccia, fattucchiera per le anime dei vivi e per quelle dei quasi morti, i babbaieca.

Tenendo strette le pinze, Giovanni immerse il ferro lavorato in una tinozza d’acqua. Una densa nube di vapore si sprigionò con uno stridio improvviso. Il giovane indietreggiò, attese qualche istante e sollevò lo sguardo verso l’ingresso della bottega. Il fratello Peppino gli stava accanto: spingeva con una leva il soffione per ravvivare le braci della forgia. Anche lui si bloccò e guardò nella stessa direzione. Read the rest of this entry »


Oscar?

Di Roberto Alba

Ha poco senso svelarvi il mio nome!
Ho accettato un lavoro banale per una quantità incredibile di soldi, non che li abbiano dati a me: mi sono assicurato che arrivassero puntuali sul conto di mia moglie.
Oggi è il primo giorno. Ieri, dopo la visita, mi hanno fatto i complimenti: ho un fisico niente male e un cervello da primo della classe: quoziente di intelligenza superiore alla media: 98.
A dire il vero non mi ero mai reso conto di essere cosi dotato!
Eccola arriva. Lei è la dottoressa Holman; l’altro giorno mi ha fatto un sacco di domande. Una bella donna, ma prende alle palle con la sua risatina isterica. Mi auguro si sia lavata i denti, ieri aveva un alito… chissà cosa mangia! Speriamo bene! Read the rest of this entry »


L’estate infinita

Di Carlo Deffenu
I solchi di terra si spaccano sotto i raggi del sole come una fragile pelle, ferita e indurita da sette anni di terribile siccità. La pioggia è un lontano ricordo che puoi risvegliare soltanto con i racconti degli adulti, con i film che vedi in televisione e con le foto conservate nei cassetti delle case, gelosamente custodite come importanti testimonianze di un tempo che non esiste più.  I bambini nati dopo la siccità non sanno neanche cosa voglia dire la parola “pioggia”. Read the rest of this entry »

Verde verticale

di Marilena Guglielmi

Vegeta. Produce foglie. Chiede acqua e un po’ di sole.

È una vite canadese, di quelle che crescono in fretta e si arrampicano dovunque. In pochi mesi ha coperto il muro di mattoni con i suoi arabeschi.

Riceve l’acqua e il concime di cui ha bisogno, e, giorno dopo giorno, prospera.

Arrivano le proteste dei vicini; poi una lettera, concepita durante una riunione di condominio a cui, come al solito, hanno partecipato in pochi. Read the rest of this entry »


Il paese inabitato

Di Giovanni Fabbri

C’era una volta un paese in un regno lontano. Un paese come tanti altri, che non aveva niente di speciale se non il fatto di non avere alcun abitante. Non che fosse un brutto paese, né che vi fossero motivi particolari per cui la gente non dovesse gradire il risiedervi. Il paese era anzi assai carino, con la sua pieve romanica e una grande campana di bronzo, il suo maestoso palazzo del Comune, antica dimora signorile, le sue viuzze ben curate e le sue case colorate ed accoglienti. Non c’era niente che non andasse, insomma, tanto che centinaia e centinaia di persone avevano provato nel tempo a prendervi dimora, solo che lui, ecco, si era rifiutato. Read the rest of this entry »


La mia stella

Di Giovanni Fabbri

C’era una volta una giovane farfalla.

Aveva ali grandi e sgargianti color dell’oro, decorate da splendide pennellate rubino come in un quadro di Klimt e un corpo leggero e delicato più di un soffio di vento.

La giovane farfalla viveva in una vivace radura ai margini del bosco e si posava gentile su ogni fiore e ad ogni fiore diceva: «Buongiorno!» e i fiori rispondevano rallegrati dalla gioia di quella ridente creatura.

Un giorno però passò da quelle parti un corvo. Read the rest of this entry »