Molly Malone

di Maura Maffei

Earcán Ó Cadhain era di Dublino. O forse dovrei dire è, perché credo che viva ancora in quella straordinaria città che gli irlandesi chiamano Baile Átha Cliath, anche se sono trascorsi molti anni dall’episodio di cui fui testimone.

Allora Earcán trascorreva ogni anno le sue vacanze estive nel Ciarraí. Non amava il Ciarraí e detestava Cill Airne, la cittadina in cui si costringeva a soggiornare. Prendeva alloggio nella pensione Murphy’s, la prima che incontrava lasciandosi alle spalle la stazione ferroviaria. Non che arrivasse a Cill Airne in treno: no, in Irlanda costa meno viaggiare in omnibus. Read the rest of this entry »

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Sì, amore

Di Sara Cerri

Eravamo vicino al confine. Non parlavamo più. La sera era scesa, Lu guidava. Io non potevo di notte, vedevo ombre d’animali: conigli soprattutto. Mi capitava di avvistarli accucciati come gatti sopra il guardrail nell’atto di spiccare un salto, o attraversare all’improvviso il fascio di luce dei fari, e sterzavo e frenavo. Lu era sfinito. Portava gli occhiali calati sul naso, era provato, lo vedevo. A volte mi guardava e vedendomi tesa gridava Sta’ tranquilla. Read the rest of this entry »


La nostra dolce signora del tango

di Giuseppe Marotta

    Ci sono parole che ti rimangono dentro, come le musiche, gli odori, i dolori. Ci sono ricordi che non ti lasciano più. Ci sono voci, ci sono volti, ci sono corpi che affiorano nella mente improvvisi, come i cartelloni pubblicitari sui cigli delle strade quando guidi veloce. E ci sono gesti che difficilmente scordi. Perché in fondo noi siamo le parole che diciamo, le musiche che ascoltiamo, gli odori che emaniamo. Noi siamo i dolori che proviamo, le voci che sussurriamo, siamo i volti che guardiamo, i corpi che abbracciamo. Noi siamo i gesti che facciamo e i ricordi che non dimentichiamo. Ed è per questo forse, che da un po’ di tempo mi scopro a pensarla. E quando accade, mi chiedo spesso: ma quanto tempo è trascorso dalla sua ultima corsa nelle nostre braccia? Quindici anni? O forse no. Forse quindici anni li avevamo noi, allora. E sì. Autunno 1980: è stato proprio in quell’anno che io e Gennaro l’abbiamo incontrata: la nostra dolce signora del tango.     Read the rest of this entry »


Forse Alice sa

di Nicoletta Cassani 

I

Già da qualche minuto, Mary Hilton Badcock s’era accomodata sulla lunga poltrona in pelle e fissava il soffitto.  Poco distante, il professore leggeva con il volto contratto in un’espressione di solenne pensosità. Solo quando l’uomo sollevò la testa, tolse lentamente gli occhiali – con un’estrema concentrazione che, a occhi non avvezzi, poteva sembrare stanchezza – e con un cenno del capo autorizzò l’inizio della seduta, Mary si sentì in diritto di parlare e lo fece con tutta la titubanza che ancora caratterizzava quegli incontri settimanali, nonostante fossero passati due mesi dalla prima visita. Read the rest of this entry »


Mica facile

Di Igor Cipollina

Dicevano che era morto di lavoro, ché la fabbrica ne ammazza tanti ma la disperazione ne uccide di più. La fatica di cucire l’oggi al domani con il filo lento della rassegnazione, ché a cinquant’anni suonati, con la tegola del mutuo sulla testa e il peso della famiglia sulla groppa, la strada è tutta in salita. Mica facile. A cinquant’anni suonati sei troppo giovane per la pensione e troppo vecchio per riciclarti. Brutta parola, riciclarsi, come se fossimo rifiuti. E in quale contenitore lo butti un operaio senza più il suo posto al mondo? Nell’organico oppure nel secco? O magari nel vetro. Vite in frantumi. Forse nella plastica, tra le bottiglie schiacciate. Vuoti a perdere. Read the rest of this entry »


Bu, fa male il fumo?

di Sara Cerri

25 gennaio

Quando fu la prima volta che Bruno mi disse «Se fumi quella sigaretta, me ne vado», e io fumai – non mi si può dire fa’ questo o quello senza provocare in me una reazione contraria – e Bu, il caro Bu, sparì pian piano?
Sparito…
Possibile, mi chiedo, o solo uno scherzo della mia immaginazione? Devo cercare di riordinare i fatti, devo ripercorrere tutto a ritroso per capire cosa davvero sta accadendo.
Eravamo a cena da amici, quella sera. Avevamo mangiato molto e bene; salsa con gli asparagi e quel porcellino cucinato succulento… e poi ci siamo spostati in soggiorno a chiacchierare seduti sul divano. Niente di diverso da una solita cena con amici e Sergio, bravo padrone di casa, mi ha offerto una sigaretta. Io l’ho accettata… ne avevo così voglia dopo tutto quel mangiare e avere bevuto tanto da essere allegra. Bu no. Mai visto su di giri da quando lo conosco… mi dette un’occhiataccia, si era messo in testa che non dovevo fumare e con le mani sui fianchi disse: «Prova ad accenderla e ti lascio qui».
«Bu, piantala», avevo detto io tutta rossa in viso e con gli occhi fissi nei suoi l’avevo accesa subito e fatto un tiro lungo.
La prima nuvola di fumo, in quell’esatto momento che si propagò nell’aria, si portò via Bu.
Può essere vero, continuo a chiedermi e non so darmi una risposta certa. Read the rest of this entry »


Lui, lei

di Catherine Cipolat

   L’aveva sempre tradita con gioia. O meglio con una certa distrazione, dimenticandola quasi completamente mentre infilzava da dietro l’operaia, la segretaria, la donna delle pulizie di turno china sul tavolo della direzione. Sollevava le gonne o tirava giù i pantaloni con le mutande mormorando: “Puttana, piegati!”. Apriva gli occhi perché lo eccitava non vederle in faccia, lo eccitava la perpendicolarità del cazzo rispetto al culo sollevato. Si aggrappava ai fianchi, conficcava le dita nel grasso, affondava, piegando il collo all’indietro quando l’orgasmo lo scuoteva. La vera gioia veniva dopo.

   Chiudeva la porta dell’ufficio e salutava la guardia notturna che rispondeva toccandosi il berretto con un’occhiata di complicità. Gettava, salendo in macchina, un ultimo sguardo alla fabbrica che scintillava nell’oscurità. Sorridendo accendeva il motore, si fregava le mani sulle cosce robuste, sentiva i muscoli tesi e anche la soddisfazione di essere uno con il quale le donne facevano poche storie. Read the rest of this entry »