Il diavolo e le mura

di Giovanni Medioli

Don Mario stava meditando in preghiera nel raccoglimento della chiesa vuota. Più precisamente stava ringraziando Dio che i suoi compaesani avessero voluto inserire la chiesa nel compound fortificato del paese. Mica per altro, ma le case che erano rimaste fuori dalle mura di cemento rinforzate con su i cavalli di frisia elettrificati erano state già attaccate e spogliate, la gente divorata… E si parlava di case a due, trecento metri da lì! La sera prima erano come sempre, con i loro abitanti allegri e operosi. La mattina erano vuote e sventrate come gusci d’uovo rotti e abbandonati dopo una frittata. E mala tempora currunt mica basta a definire la situazione, perché qui i mala tempora – pensava fra sé don Mario – altro che correre, se ne stavano belli fermi, lì a scrutarti con un ghigno odioso: sembrava si fossero insediati armi e bagagli con tutte le intenzioni di rimanerci a lungo. Read the rest of this entry »

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Il reBABELot

Di Giovanni Medioli

Dal programma  “Mo’ t’o spiego”, Radiotelebassabrianza. Venerdì 17 aprile 2015

«Buonasera dalla vostra Mariella Caramella, sono furba e sono bella, anche se alla radio non potete vedermi . Ahahahahahah! Sulla pagina Facebook del nostro programma potete comunque guardarmi tutta  in streaming mentre accavallo le gambe e arriccio la bocca in favore di telecamera. Indosso una minigonna ri-dot-tis-si-ma, autoreggenti col pizzo e niente mutandine! Sulla sinistra della pagina il link ai miei video hard. Con il pagamento di UN PICCOLO OBOLO potete vedermi all’opera mentre do piacere ad alcuni dei miei fidanzati… Nessuna censura! Ma dalla regia mi dicono che devo introdurre i due ospiti di stasera. Alla mia destra il professor Adelmo Giuseppucci, docente di diritto costituzionale, ahahahahah! Capito? Diritto costituzionale! Uno stipendio rubato, insomma. Chi cazzo studia più roba simile?». Read the rest of this entry »


Felice decrescita!

di Giovanni Medioli

2037, da qualche parte sulle colline. È ottobre e non fa ancora così freddo, però neanche caldo. Gino, Giano e Giòn stanno stravaccati intorno a un fuoco stentato di stecchi fuori dalla loro baracca passandosi una bottiglia di bumba. Gino è quello un po’ più vecchio e in carne (sarebbe grasso, se ancora si potesse) con la felpa grigia col cappuccio da chierico informatico. Giano è quello con l’aria da scemo, lungo lungo e magro come uno stecco, gli occhi azzurri acquosi e il mento sfuggente, i capelli rossicci tagliati male sparati verso l’alto, una vecchia felpa degli Slipknot slavata di tre taglie più grande. Giòn è quello biondo, con la barba, il berretto da boscaiolo e la camicia a scacchi: sembrerebbe quello meno a disagio, meno sporchiccio. Peccato per quella gamba di legno… Read the rest of this entry »