Minnie e Mickey: un lungometraggio animato in tre atti

di Susanna Raule

Chiamiamoli Minnie e Mickey, anche se non sono americani e non sono cartoni animati. Per niente. Minnie e Mickey vivono in una città che chiameremo Topolinia, anche se non la è. A Topolinia, per farvi capire, la gente non ha grandi orecchie nere bidimensionali e la continuazione della specie non si basa solo su saldi rapporti di parentela tra zii e nipoti. Inoltre, Minnie e Mickey non sono fidanzatini storici. Sono sposati e hanno tre figli adolescenti.

Mickey non fa l’investigatore e Minnie non va in giro con i mutandoni in bella vista.

In realtà. Minnie e Mickey non se la passano tanto bene. Tre figli sono parecchi, fuori dai cartoni animati, e i soldi scarseggiano. Read the rest of this entry »


La stanza delle mele d’inverno

Di Roberto Alba

Si era alzata presto.

Sul tavolo della cucina c’era ancora il giornale del giorno prima.

Alitava sul vetro e guardava. Quei fiocchi rimanevano sospesi come le sue emozioni. Era la prima neve d’inverno.

La caffettiera sul fornello borbottava risvegliando i suoi pensieri.

Versò il caffè nella tazzina e distratta ne rovesciò un po’ nel lavello. Ma non si preoccupò di questo. Da quella stanza non sentiva più alcun rumore.

Ora provava un inquieto senso di libertà. Read the rest of this entry »


Le insolite lettere

Di Roberto Alba

Prima lettera

Mittente:

Maria Rosetti – Via Tre Grazie, 27

09100 Cagliari (CA)

 

Destinatario:

Pasqualina Stera – C. Umberto, 213 – Int. 1

08100 Nuoro (NU)

Read the rest of this entry »


Lo famo strano

Di Stefano Olivieri

«Ti hanno visto entrare?»

Mikael Sodo, the Body per i milioni di giovanissime fans sparse in tutto il globo, si affacciò cauto per controllare che il breve corridoio di accesso alla suite fosse deserto, poi fece entrare la donna richiudendo subito la porta.

Miranda Purple si guardò intorno, annotando ogni dettaglio della stanza. Il ragazzino doveva avere un gran bel pacco di grano  per permettersi tanto lusso. Lei, da giovane, era stata spesso in alberghi a cinque stelle, ma questo  li batteva tutti. Read the rest of this entry »


Un taglio netto

Di Francesca Ramacciotti

«Come lo vuole il naso?» mi ha chiesto il chirurgo estetico.

«Qual è il contrario di importante, dottore?»

«In che senso?»

«Inutile. Il contrario di importante è inutile. Ho avuto un naso importante per tutta la vita, ora voglio un naso inutile.»

Vorrei essere anche io un chirurgo, giusto il tempo di avere sotto il bisturi il tizio che ha inventato l’espressione un naso importante. Sono stata una bambina vivace con un naso importante, una ragazza simpatica con un naso importante, una donna intelligente con un naso importante. Read the rest of this entry »


Bu, fa male il fumo?

di Sara Cerri

25 gennaio

Quando fu la prima volta che Bruno mi disse «Se fumi quella sigaretta, me ne vado», e io fumai – non mi si può dire fa’ questo o quello senza provocare in me una reazione contraria – e Bu, il caro Bu, sparì pian piano?
Sparito…
Possibile, mi chiedo, o solo uno scherzo della mia immaginazione? Devo cercare di riordinare i fatti, devo ripercorrere tutto a ritroso per capire cosa davvero sta accadendo.
Eravamo a cena da amici, quella sera. Avevamo mangiato molto e bene; salsa con gli asparagi e quel porcellino cucinato succulento… e poi ci siamo spostati in soggiorno a chiacchierare seduti sul divano. Niente di diverso da una solita cena con amici e Sergio, bravo padrone di casa, mi ha offerto una sigaretta. Io l’ho accettata… ne avevo così voglia dopo tutto quel mangiare e avere bevuto tanto da essere allegra. Bu no. Mai visto su di giri da quando lo conosco… mi dette un’occhiataccia, si era messo in testa che non dovevo fumare e con le mani sui fianchi disse: «Prova ad accenderla e ti lascio qui».
«Bu, piantala», avevo detto io tutta rossa in viso e con gli occhi fissi nei suoi l’avevo accesa subito e fatto un tiro lungo.
La prima nuvola di fumo, in quell’esatto momento che si propagò nell’aria, si portò via Bu.
Può essere vero, continuo a chiedermi e non so darmi una risposta certa. Read the rest of this entry »


Lui, lei

di Catherine Cipolat

   L’aveva sempre tradita con gioia. O meglio con una certa distrazione, dimenticandola quasi completamente mentre infilzava da dietro l’operaia, la segretaria, la donna delle pulizie di turno china sul tavolo della direzione. Sollevava le gonne o tirava giù i pantaloni con le mutande mormorando: “Puttana, piegati!”. Apriva gli occhi perché lo eccitava non vederle in faccia, lo eccitava la perpendicolarità del cazzo rispetto al culo sollevato. Si aggrappava ai fianchi, conficcava le dita nel grasso, affondava, piegando il collo all’indietro quando l’orgasmo lo scuoteva. La vera gioia veniva dopo.

   Chiudeva la porta dell’ufficio e salutava la guardia notturna che rispondeva toccandosi il berretto con un’occhiata di complicità. Gettava, salendo in macchina, un ultimo sguardo alla fabbrica che scintillava nell’oscurità. Sorridendo accendeva il motore, si fregava le mani sulle cosce robuste, sentiva i muscoli tesi e anche la soddisfazione di essere uno con il quale le donne facevano poche storie. Read the rest of this entry »