Il destino della felicità

Di Roberto Alba

Nella fucina di Gairo – un isolato villaggio aggrappato al monte Trunconi, nella valle della terra che scorre – un pezzo di metallo, sopra un’incudine, schizzava scie di stelle roventi; come polvere d’oro, brillavano verso le travi di legno del soffitto e sul grembiule di Giovanni. Ardevano per pochi istanti per poi spegnersi e cadere senza vita. I colpi del pesante martello scandivano il tempo circolare di quel mondo antico, forgiando il destino inesorabile di quel corpo incandescente: un ferro di cavallo per la vecchia giumenta de sa coga Mariuccia, fattucchiera per le anime dei vivi e per quelle dei quasi morti, i babbaieca.

Tenendo strette le pinze, Giovanni immerse il ferro lavorato in una tinozza d’acqua. Una densa nube di vapore si sprigionò con uno stridio improvviso. Il giovane indietreggiò, attese qualche istante e sollevò lo sguardo verso l’ingresso della bottega. Il fratello Peppino gli stava accanto: spingeva con una leva il soffione per ravvivare le braci della forgia. Anche lui si bloccò e guardò nella stessa direzione. Read the rest of this entry »


Ordinaria manutenzione

di Susanna Raule  // [Commissario Sensi #12]

Il commissario Ermanno Sensi non amava la natura. Non la detestava nemmeno, finché non era costretto a starci dentro, ma i paesaggi suggestivi e selvaggi non lo coinvolgevano, le meraviglie incontaminate di campagna, montagna o mare lo lasciavano indifferente e la primavera gli procurava dei picchi ormonali di natura strettamente urbana.

Purtroppo, però, la gente aveva la nefasta tendenza a morire nel verde.

Era un fenomeno ben documentato. Se gli omicidi avvenivano per lo più nel comfort di un’abitazione privata, le morti accidentali capitavano quasi per definizione in posti scomodi da raggiungere, umidi e in cima a una salita. Read the rest of this entry »


L’ultimo viaggio

Di  Grazia Gironella
Il sentiero scendeva dritto verso la conca boscosa, quasi invisibile dalla strada. Non fosse stato per Teo e per il ritmo lento che la sua passeggiata imponeva, forse Simone sarebbe passato oltre senza notarlo; invece si era lasciato invogliare da quella deviazione che gli stava rubando troppo tempo.
«Teo, andiamo! È ora di tornare. Teo!»
L’esasperazione crescente nei suoi richiami non sortì grossi effetti: il segugio si voltò un istante a guardare il padrone e subito ripartì al trotto, zigzagando con il naso a terra. Read the rest of this entry »


La partita

Di Grazia Gironella

La scacchiera è già al centro del tappeto, con i pezzi ben disposti sulle loro caselle. Dalla finestra socchiusa si insinuano le mille voci del traffico.
«Non tocca a me il nero» dico, come ogni volta.
«Si, invece» fa Caterina, accarezzando i suoi pedoni bianchi come se fossero un piccolo esercito del bene. Read the rest of this entry »