Preda naturale

Di Susanna Raule

Volevo essere un assassino. Se fossi stato un assassino avrei potuto uccidere Bobby Sinclaire, e se c’era uno che meritava di morire quello era Bobby.

Bobby aveva tredici anni, ossia uno più di me, ma a vederlo ne dimostrava almeno sedici. Era il ragazzo più grande della classe e questo, per qualche motivo incomprensibile, ne aveva fatto anche il capo.

Mi aveva odiato fin dal primo istante e le cose, col tempo, non erano migliorate. Il primo giorno di scuola mi aveva puntato addosso i suoi piccoli occhi scuri come se sapesse già chi ero. Era come se mi avesse individuato con un mirino, come se il suo cervellino ottuso fosse in grado di riconoscere all’istante la sua preda naturale.

Ossia, io. Read the rest of this entry »


Un intruso a Casalbano

Di Grazia Gironella

Pomeriggio di pioggia senza genitori tra i piedi, zero compiti per domani e la play già calda: il paradiso deve essere così.
Sono giorni che pregusto questo momento. Sul tavolino ho una coca e un sacchetto di patatine, in caso qualche stupido istinto animale arrivi a intralciare il mio pomeriggio perfetto. È tutto pronto.
Mi butto sul divano e aspetto che il gioco si carichi. Questione di un minuto, non di più; ma in questo striminzito minuto la mia mente riesce a perdersi dietro i pensieri portati da questo giorno di calendario.
Ventiquattro dicembre. Sono cinque anni esatti da quando Remo se n’è andato. Read the rest of this entry »


La stanza delle mele d’inverno

Di Roberto Alba

Si era alzata presto.

Sul tavolo della cucina c’era ancora il giornale del giorno prima.

Alitava sul vetro e guardava. Quei fiocchi rimanevano sospesi come le sue emozioni. Era la prima neve d’inverno.

La caffettiera sul fornello borbottava risvegliando i suoi pensieri.

Versò il caffè nella tazzina e distratta ne rovesciò un po’ nel lavello. Ma non si preoccupò di questo. Da quella stanza non sentiva più alcun rumore.

Ora provava un inquieto senso di libertà. Read the rest of this entry »


La collana di corallo rosso

Di Roberto Alba

Teneva stretta la mano della sorellina mentre camminavano lungo la spiaggia, sotto la grande torre.

L’estate era passata veloce come le altre, anche se quell’anno avrebbero fatto volentieri a meno del mare, del sole e di tutto il resto.

Erano le cinque del pomeriggio di uno degli ultimi giorni di vacanza di un insolito mese di settembre. Il cielo era viola melanzana e odorava di pioggia salata.

«È qui che hai perso la collana?», le chiese con tono autoritario.

La piccola Francesca non rispose. Con gli occhi gonfi scosse la testa facendo ondeggiare la coda di capelli stretta da un nastro giallo a rappresentare un “no” di cui non era sicura. Read the rest of this entry »


La sorpresa

Di Grazia Gironella

“Caro Babbo Natale, quest’anno sono stata molto buona. Puoi per favore mandarmi un fratello nuovo? Quello che ho non mi piace più.”
Gliel’ho scritto anche l’anno scorso, ma non ha mica funzionato. Forse la lettera si è persa. Forse le renne se la sono mangiata.
Tommi è diventato antipatico con me. Non come prima, quando mi prendeva in braccio e mi spettinava tutta e mi chiamava scricciolo. Read the rest of this entry »


Portami con te

di Marilena Guglielmi

Ẻ notte, e sto sognando.

Sono all’ospedale dei bambini e sto cercando di distrarne alcuni, un gruppetto di  tre o quattro. Li faccio sedere su un letto che si trasforma in tappeto volante. Io mi metto alla sua guida (è come un’automobile) e li porto in giro nei corridoi, a mezzo metro da terra e a tutta velocità. Nessuno può vederci ed è bellissimo. Io canto per loro una canzone con i nomi degli animali e questi, appena nominati, compaiono nei corridoi, e i bambini trattengono il fiato.

Ẻ giorno. Sono le tre del pomeriggio e sto varcando la soglia del Regina Margherita, dove non ci sono tappeti volanti e l’unica a regnare è la sofferenza. Read the rest of this entry »


Il paese inabitato

Di Giovanni Fabbri

C’era una volta un paese in un regno lontano. Un paese come tanti altri, che non aveva niente di speciale se non il fatto di non avere alcun abitante. Non che fosse un brutto paese, né che vi fossero motivi particolari per cui la gente non dovesse gradire il risiedervi. Il paese era anzi assai carino, con la sua pieve romanica e una grande campana di bronzo, il suo maestoso palazzo del Comune, antica dimora signorile, le sue viuzze ben curate e le sue case colorate ed accoglienti. Non c’era niente che non andasse, insomma, tanto che centinaia e centinaia di persone avevano provato nel tempo a prendervi dimora, solo che lui, ecco, si era rifiutato. Read the rest of this entry »