Ultima generazione.

di Silvio Donà

Cosa gli stava succedendo? Perché si sentiva così nervoso?

Era inusuale per un uomo dal carattere tranquillo come il suo.

Baciò la moglie sulla soglia, chiedendole nuovamente scusa.

– Mi spiace Liz… –

– Non fa niente –

– Sicura? –

– Ma sì, davvero. Tutto a posto – minimizzò lei.

Bob abbozzò un sorriso e si avviò verso la station wagon parcheggiata nel vialetto, in cui si accomodò scuotendo la testa. Inserì la chiave e fece girare il motorino di avviamento. La macchina sussultò più volte prima di mettersi in moto.

Era una giornata di sole di inizio giugno, una brezza leggera disperdeva la cappa di smog e mitigava l’afa dei giorni precedenti. In ufficio lo aspettava la solita routine: nessuna grana in vista. Una giornata, insomma, che avrebbe potuto essere splendida. Invece Bob sentiva una strana inquietudine crescergli dentro; una sensazione indefinita, come il rivoltarsi di una tenia, infida e incontrollabile, nelle viscere.

Una specie di… presentimento? Read the rest of this entry »


Papà ha ripreso a viaggiare

Di Giovanni Fabbri

Vedi che non ha senso struggersi e dannarsi e sentirsi scoppiare di dolore.

Che non ha senso metterci l’anima, perché l’anima è così evanescente e leggera, così eterea da risultare efficace nell’intensità, quanto decisamente fallimentare nella perseveranza.

E vedi che non ha senso dibattersi in tutto questo fango, che non facciamo altro che sollevare schizzi e dare un pessimo spettacolo di noi. Sarebbe meglio sbarrare gli occhi, serrare i denti e lasciarsi avvolgere dalla melma, lasciare che ci ricoprisse fino ad affondare e rapidamente sparire. Read the rest of this entry »


Quei grandi occhi neri

Di Giovanni Fabbri

Il vecchio intonaco della pieve sembrava sgretolarsi sotto i raggi cocenti del sole di quell’interminabile agosto. Erano le quattro del pomeriggio e non si muoveva una foglia. Ce ne stavamo sbattuti sotto un albero con le bocche spalancate e le mani infilate nell’erba. Avevamo undici anni e ancora molto tempo da perdere. Read the rest of this entry »


Una sera

di Orfeo Paci

Fuori dal ristorante l’aria era calda anche se erano già le undici. Lui non ci fece caso. La macchina era parcheggiata lì vicino, ma andarono dalla parte opposta. Non si dissero niente, il braccio sul fianco di lei gli sembrò una catena. Lo tolse.

C’era odore di salsedine e quando non passavano auto sul lungomare si sentiva il rumore della risacca. Si fermarono al riparo di una macchia di oleandri. Avrebbe voluto baciarla, forse anche lei lo voleva, ma non lo avrebbero fatto, questo lo sapevano entrambi. Read the rest of this entry »


Le radici

di Silvio Donà

L’avresti voluta precisamente così questa giornata: infame di nebbia gelida che si infila nelle ossa nonostante sciarpa, guanti, cappotto, cappello, maglione.

Avresti voluto vederci qui ad espirare incerti sbuffi di vapore, ciminiere balbuzienti, trenini arrancanti, piccoli indiani che si scambiano vaghi, incomprensibili segnali di fumo.

Ti sarebbero piaciuti certamente il silenzio irreale della campagna all’intorno, i radi colpi di tosse soffocati in fazzoletti appallottolati, le lacrime che segnano solchi freddi nel freddo delle guance. Read the rest of this entry »