Molly Malone

di Maura Maffei

Earcán Ó Cadhain era di Dublino. O forse dovrei dire è, perché credo che viva ancora in quella straordinaria città che gli irlandesi chiamano Baile Átha Cliath, anche se sono trascorsi molti anni dall’episodio di cui fui testimone.

Allora Earcán trascorreva ogni anno le sue vacanze estive nel Ciarraí. Non amava il Ciarraí e detestava Cill Airne, la cittadina in cui si costringeva a soggiornare. Prendeva alloggio nella pensione Murphy’s, la prima che incontrava lasciandosi alle spalle la stazione ferroviaria. Non che arrivasse a Cill Airne in treno: no, in Irlanda costa meno viaggiare in omnibus. Read the rest of this entry »

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Clochard (l’indifferenza ci rovinerà)

Di Giovanni Fabbri

L’ho visto piangere.

Due lacrime soltanto, grosse e scure come perle polinesiane. Le lacrime sono scivolate a terra mescolandosi agli sputi e lui ha ripreso a muoversi freneticamente avanti e indietro, come se tutta la sua tristezza fosse rotolata via e lui potesse finalmente tornare alla sua attività preferita. Read the rest of this entry »


Lo sceriffo

di Silvio Donà

Non credo siano molti i paesi della pianura veneta a poter vantare uno sceriffo.

Noi ce l’avevamo.

Enrico detto Teto aveva un’età indefinita tra i quaranta e i sessanta e somigliava in modo impressionante al servitore muto dei telefilm di Zorro. Solo che non era muto. A essere sinceri non si capiva bene cosa dicesse ma, insomma, parlava.

Il motivo di quel soprannome: Teto, non ve lo saprei dire. Dalle mie parti un soprannome ce l’hanno tutti, di solito affibbiato da bambini. Vatti a ricordare perché.

Era bassino, magro, pelato, con un collo sottile che vagava nei colletti dei vestiti, qualche taglia troppo grandi, che portava.

Come spiegare a gente di città cos’è lo “scemo del paese”?

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Una sera

di Orfeo Paci

Fuori dal ristorante l’aria era calda anche se erano già le undici. Lui non ci fece caso. La macchina era parcheggiata lì vicino, ma andarono dalla parte opposta. Non si dissero niente, il braccio sul fianco di lei gli sembrò una catena. Lo tolse.

C’era odore di salsedine e quando non passavano auto sul lungomare si sentiva il rumore della risacca. Si fermarono al riparo di una macchia di oleandri. Avrebbe voluto baciarla, forse anche lei lo voleva, ma non lo avrebbero fatto, questo lo sapevano entrambi. Read the rest of this entry »


Umbè

di Carlo Deffenu

Le valigie si preparano sempre per andare da qualche parte. Si scelgono con cura le cose da infilarci dentro: vestiti, scarpe, libri, dentifricio, spazzolino, ciabatte. Io cerco sempre di non dimenticarmi le ciabatte. È terribile scoprire di averle lasciate sotto il letto quando ti ritrovi in una stanza sconosciuta e non sai dove mettere i piedi.

Avete mai provato a uscire da una doccia e a infilare i piedi direttamente nelle scarpe? La sensazione che si prova è di straniamento. Come se una mano ti prendesse per i capelli e ti tirasse via dalla tua quotidianità. Read the rest of this entry »