La nostra dolce signora del tango

di Giuseppe Marotta

    Ci sono parole che ti rimangono dentro, come le musiche, gli odori, i dolori. Ci sono ricordi che non ti lasciano più. Ci sono voci, ci sono volti, ci sono corpi che affiorano nella mente improvvisi, come i cartelloni pubblicitari sui cigli delle strade quando guidi veloce. E ci sono gesti che difficilmente scordi. Perché in fondo noi siamo le parole che diciamo, le musiche che ascoltiamo, gli odori che emaniamo. Noi siamo i dolori che proviamo, le voci che sussurriamo, siamo i volti che guardiamo, i corpi che abbracciamo. Noi siamo i gesti che facciamo e i ricordi che non dimentichiamo. Ed è per questo forse, che da un po’ di tempo mi scopro a pensarla. E quando accade, mi chiedo spesso: ma quanto tempo è trascorso dalla sua ultima corsa nelle nostre braccia? Quindici anni? O forse no. Forse quindici anni li avevamo noi, allora. E sì. Autunno 1980: è stato proprio in quell’anno che io e Gennaro l’abbiamo incontrata: la nostra dolce signora del tango.     Read the rest of this entry »


Quei grandi occhi neri

Di Giovanni Fabbri

Il vecchio intonaco della pieve sembrava sgretolarsi sotto i raggi cocenti del sole di quell’interminabile agosto. Erano le quattro del pomeriggio e non si muoveva una foglia. Ce ne stavamo sbattuti sotto un albero con le bocche spalancate e le mani infilate nell’erba. Avevamo undici anni e ancora molto tempo da perdere. Read the rest of this entry »


La scelta di Oyun

Di Grazia Gironella

La steppa era azzurra di brina sotto i raggi del pallido sole che stava varcando l’orizzonte. Oyun rabbrividì nel cappotto di montone, osservando i fratelli che scaldavano i loro cavalli per l’allenamento.
Mancavano solo pochi giorni al naadam e ancora non aveva scelto a quali gare partecipare. Eppure partecipare doveva, su questo non c’erano dubbi. A quindici anni si era quasi pronti per il matrimonio, lo aveva schernito suo padre; voleva forse crearsi una famiglia senza nemmeno avere dimostrato di che pasta era fatto? Perciò doveva scegliere tra lotta, equitazione e tiro con l’arco. Il pensiero che anche Medgui e Chuluun avrebbero partecipato gli faceva contrarre lo stomaco per la tensione. Una volta vinto qualche premio, la vittoria si sarebbe trasformata in orgoglio e l’orgoglio in voglia di tormentare chi ai premi nemmeno si era avvicinato. Read the rest of this entry »


Wannabe

Di Susanna Raule

Il più grande desiderio di Lucy Mae era diventare un vampiro. Aveva dei motivi solidissimi per desiderarlo, il primo dei quali era che essere un vampiro avrebbe risolto la sua adolescenza.

Un vampiro, tanto per cominciare, non deve andare a scuola. Anzi, meglio, non può, visto che non può sopravvivere alla luce del sole. Read the rest of this entry »