Minnie e Mickey: un lungometraggio animato in tre atti

di Susanna Raule

Chiamiamoli Minnie e Mickey, anche se non sono americani e non sono cartoni animati. Per niente. Minnie e Mickey vivono in una città che chiameremo Topolinia, anche se non la è. A Topolinia, per farvi capire, la gente non ha grandi orecchie nere bidimensionali e la continuazione della specie non si basa solo su saldi rapporti di parentela tra zii e nipoti. Inoltre, Minnie e Mickey non sono fidanzatini storici. Sono sposati e hanno tre figli adolescenti.

Mickey non fa l’investigatore e Minnie non va in giro con i mutandoni in bella vista.

In realtà. Minnie e Mickey non se la passano tanto bene. Tre figli sono parecchi, fuori dai cartoni animati, e i soldi scarseggiano. Read the rest of this entry »


La stanza delle mele d’inverno

Di Roberto Alba

Si era alzata presto.

Sul tavolo della cucina c’era ancora il giornale del giorno prima.

Alitava sul vetro e guardava. Quei fiocchi rimanevano sospesi come le sue emozioni. Era la prima neve d’inverno.

La caffettiera sul fornello borbottava risvegliando i suoi pensieri.

Versò il caffè nella tazzina e distratta ne rovesciò un po’ nel lavello. Ma non si preoccupò di questo. Da quella stanza non sentiva più alcun rumore.

Ora provava un inquieto senso di libertà. Read the rest of this entry »


L’ombra del maligno

Di Roberto Alba

L’ombra è come l’anima, non ci fai caso, ma c’è, sempre; solo quando sei rinchiuso dentro una cassa, sotto due metri di terra, puoi avere il dubbio di averla persa. E questo, per Tulin Grete, il falegname, poteva essere l’ultimo dei problemi.

 ***

 «Diavolo di un sorcio immondo!» esclamò padre Joseph, scacciando con una pedata un ratto che attraversava la sacrestia: lo prese in pieno facendolo ruzzolare oltre la porta socchiusa dell’ingresso. Con un fazzoletto si asciugò la fronte, sudava. Prese una sedia e l’accostò alla parete in pietra. Vi salì sopra, e con fatica, vista l’età, cercò di raggiungere la finestrella che dava sul cortile dell’oratorio. Tese il braccio. La pioggia filtrava pungente. Sentiva le gocce trafiggergli la mano e il viso vizzo, come fossero lame fredde di una giustizia divina chiamata dai suoi peccati; socchiuse gli occhi e fece l’ultimo sforzo: trasse il battente a sè sigillando l’ambiente dall’acqua e dal fragore dei tuoni. Read the rest of this entry »


La collana di corallo rosso

Di Roberto Alba

Teneva stretta la mano della sorellina mentre camminavano lungo la spiaggia, sotto la grande torre.

L’estate era passata veloce come le altre, anche se quell’anno avrebbero fatto volentieri a meno del mare, del sole e di tutto il resto.

Erano le cinque del pomeriggio di uno degli ultimi giorni di vacanza di un insolito mese di settembre. Il cielo era viola melanzana e odorava di pioggia salata.

«È qui che hai perso la collana?», le chiese con tono autoritario.

La piccola Francesca non rispose. Con gli occhi gonfi scosse la testa facendo ondeggiare la coda di capelli stretta da un nastro giallo a rappresentare un “no” di cui non era sicura. Read the rest of this entry »


Al tudasc

Di Grazia Gironella


Diluvia.
Diluvia e Pado non arriva, accidenti a lui.
Vorrei avere chiamato un altro al suo posto, ma gli amici non sono tutti uguali: certi sono adatti ai discorsi intelligenti, altri ai vagabondaggi insulsi, altri alle bravate-con-possibili-conseguenze, proprio come questa. Pado nella categoria degli amici ci rientra giusto di striscio, ma quanto a bravate non lo batte nessuno; e siccome io sono un ragazzo serio e non frequento cattive compagnie, lui è l’unico cui potessi proporre questa visita sull’orlo dell’illegalità. Read the rest of this entry »


Scorrimento veloce

Di Stefano Olivieri

Nicola sapeva dove andare perché  lo guidava il fumo, anche nel buio della notte.  Sopra di lui la massicciata della grande strada a scorrimento veloce era come una muraglia infinita che tagliava in due la valle, dalle montagne al mare. Sopra sfrecciavano le auto, Nicola non poteva vederle ma ne percepiva la potenza,  il riverbero dei fari, il ruggito feroce dei motori che si perdeva in lontananza. Quel rettilineo di otto chilometri era veloce e anche molto pericoloso, perché senza corsia di emergenza. Soltanto due piazzole di sosta, una a monte e l’altra giù a valle, appena prima dello svincolo a mare. Entrambe lontane da casa sua.
A ogni passaggio di auto una sferzata di vento caldo scendeva giù rotolando sul pietrisco, fino all’erba. E adesso la sua casa stava bruciando ma lui non poteva farci nulla. I suoi animali, le sue cose bruciavano per il fuoco acceso da quei cinque balordi.  Era impotente perché il sottopasso era presidiato da quei maledetti  e il suo telefonino era rimasto a casa. Quel tunnel  sotto la strada era il cordone ombelicale che univa  casa sua all’orto, nei pressi del torrente.  Nicola passava lì sotto quattro volte al giorno ma quella sera, al suo rientro, aveva trovato  il passaggio sbarrato. Read the rest of this entry »


Sette, morto che parla

Di Susanna Raule // [Commissario Sensi #1]

Alcuni numeri sono diversi dagli altri, gli antichi lo sapevano.

Hai letto tutta quella roba del Codice Da Vinci? Quello non si è mica inventato niente, altro che. Gli egiziani lo sapevano, i medievali lo sapevano anche loro. Non c’è un cazzo da fare: il tre, il sette, il ventitre hanno qualcosa di speciale.

Hai mai sentito parlare dei numeri primi? Ecco, quella è solo la punta dell’iceberg, credimi. Il quattro, il sei… senti come sono armonici? Pari, quieti, in equilibrio con il cosmo.

Alcuni numeri, invece, sono insoddisfatti. Alcuni numeri – non vorrei sembrarti melodrammatico – sono cattivi. Read the rest of this entry »